“Light of other days”

A cosa stai pensando?
Al Negev e al Sentiero del Serpente.  Agli aeroporti che ho abitato, al Cristo di Rio, al fatto  che vorrei tenere due corvi in giardino, ma liberi. Sono dispettosi, dicono, ma fanno compagnia.
Alla veranda in montagna, dove anche la luce ingiallisce e si lascia osservare mentre invecchia (l’avevamo scoperto insieme, torneremo a guardare oltre i cristalli).
Le piante sono chinate a piangere, non credo a chi mi dice che è solo il gelo inconsueto di questi giorni. Al mare, quando è calmo e azzurro, e posso vedere il fondo, di sabbia ordinata e pettinata da correnti leggere.
A quella  libreria arrampicata sulla chiesa sconsacrata.  Alla studentessa che se anche domani non supererà l’esame, dovrà tornare a casa. In Iran. All’India, così lontana ora.
Ai Balzi Rossi, alla torre di Galata, a Levanto, certo non suona bene come Mauritania, ma mi ricorda una passeggiata mai fatta.

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2 pensieri su ““Light of other days”

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