Portano camici bianchi e cognomi doppi scritti sul taschino con la biro blu. Parlano di sogni: strumenti che si innestano dove viene meno un equilibrio tra desideri e aspettative, come bilancieri perfettamente tarati e oscillanti di corpi pieni e corpi cavi.
 
 
Mi han detto siediti e sogna.
 
Staccandomi dal cammino prigioniero e magnetico che percorro abitualmente, probabilmente esaltata dallo splendore estivo, ho scelto una via che non avevo mai notato: mi era parsa così familiare da parcheggiare sotto i suoi alberi come fosse un’abitudine.
I sogni non te li puoi scegliere, come gran parte della vita.
Così sono entrata a casa sua. La tazza del caffè sul tavolo, le imposte socchiuse, (ma come mi è venuto in mente di passare a quest’ora?) i libri sparsi, la radio accesa, il portatile ancora spento.
Tutto abbastanza comune, a cosa serve sognare?
 
Si è voltato, gli occhi grigi e sorridevano, sorridevano a me.
La mattina a disegnarci arabeschi sulla schiena (fasto e gioia), uscire e passeggiare silenziosi per le vie del centro. Seduti a parlare mangiando un panino. Lo guardo tracciando, solo con l’immaginazione (ogni idea che ho accarezzato si è smarrita nell’ordine delle cose), uno schizzo del suo viso.
 
Il tempo che il cielo di oggi, un foglio di carta blu senza alcuna sfumatura, abbia modo di stendersi, sorprendere e giocare con la città pallida, sua e mia. Il tempo di assottigliare le ombre, allungarle a coprire ogni vicolo e piazza, prima che spariscano.
Me ne sono andata portando via questo frammento: che non scivoli a terra rovinato dalla vita; mi sono fermata qui sul ciglio del sogno.
 
 
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34 pensieri su “

  1. il corridoio è a tratti illuminato dalla livida luce dei neon. Lo sferragliare delle portantine, delle barelle, delle carrozzine, retro avante senza mai interruzione. La faccia squadrata degli inservienti, degli infermieri non ha interrotto la mia volontà di sognare, la mia convinzione di dormire. Mi hanno inflebato, dio fottuto, senza requie e i sogni che formavo riuscivo a stento a trattenerli. In uno c’era lei e le altre e anche lui e gli altri, le eterne figure maschiofemminili che forgio ormai da anni, sotto mentite e veridiche spoglie, sfogliano i volti degli astanti occasionali. Ho gridato, leggendo il tuo post, ho gridato, ché mi si sono appalesati i contorni di un incubo, di un loop sine fine di un testo davanti agli occhi scorrenti, sempre uguale, sempre il medesimo. Perchè dei nostri sogni noi siamo i registi, gli attori, i comprimari, lo sfondo, la sceneggiatura, i produttori, gli autori della colonna sonora e io il mio sogno lo rivedo sempre uguale, eppur variante e questo mi conforta, che non poteva essere diverso. E allora anche la mosca si quieta e più non svolazza cercando di oltrepassare il vetro credendolo trasparente. E se ne sta nella stanza ad attendere che sempre lei, sempre lui ritorni con il panino, lo sguardo tracciando con l’immaginazione. L’ho raccontat ad un infermiere ha sorriso. Mi ha detto che il suo è uguale al mio.
    grazie
    ennio

  2. Bellisimo sedersi e sognare che qualcuno ci ordini di (o ci inviti a) sederci e sognare, in una sorta di mise en abîme onirica. Per cui non si capisce quando e se si sta sognando, se si è ancora dentro il sogno, oppure fuori o, ancora (ed è la terza ipotesi), se si sta uscendo da un sogno e si sta entrando in un altro.

  3. Ti lascio un saluto, ci tengo perché le tue parole sono state per me musica, ed anche piene di una saggezza, di quella che discende da un sapere più “completo” e non solo razionale, e che penso sia una ricchezza più frequente nelle donne

  4. Come ha ragione Arden,è fortuna non sceglierli…arrivano quando meno te lo aspetti e poi…quando sei sveglia sul bordo di luogo sconosciuto è ancor meglio goderne.Grazie
    Tinti

  5. feritinvisibili:
    l’irrazionalità aiuta nel transito (non sempre piacevole) tra le varie realtà che attraversiamo
    un saluto a te

    Sinforosa:
    almeno che non si sognino realtà …

    Colfavoredellenebbie:
    delicata nei sogni, una rompiscatole irrecuperabile nella vita ;)

    Lemma:
    guardare e non toccare! :)

    Aitan:
    attenzione! sono zone pericolose

    Grazie, Triana
    a presto!

    Mario:
    grazie, sono contenta che tu abbia colto questo aspetto

    Sabancaya:
    solo del sogno, appunto
    forse si apre anche una predisposizione d’animo (fuori dal sogno)

    Tinti
    (Arden ovviamente ha sempre ragione)
    I sogni a volte lasciano qualcosa, per qualche ora, che è più di una semplice impressione, quasi un vissuto.

  6. Grazie Monica
    forse lucido perché non occore allontanarsi molto ;)

    Narrando:
    a volte sì, e
    sorprende il fatto che appunto …sorprenda

    Noncorrere,
    prendo sempre alla lettera gli uomini col camice bianco, soprattutto quelli di certi reparti ;)

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