La scimmia e l’arancia (olio su tela)

Non piacevi a nessuno, eppure nessuno aveva avuto il coraggio di liberarsi di te. Quando ci chiedevano, rispondevamo: un nostro antenato!
Te ne sei stata per tutto questo tempo a prendere pioggia sul fondo scuro di alberi e arbusti, e un sorriso all’ingiù.
Da piccola mi chiedevo perché un’arancia in mezzo a una foresta e perché il tuo sorriso era alternativamente innocuo e malevolo. Passandoti accanto, avevo imparato a guardarti senza che te ne accorgessi (avevo paura che ti arrampicassi sui muri).
 
Ne avevi passate di tutte i colori: un altro bambino aveva trafitto il quadro, complice l’arma del padre generale, lasciando una cicatrice sulla tela, riparata in gran fretta (e silenzio).
Qualcosa si intravede ancora.

Le cose che ci portiamo dietro, trasloco dopo trasloco, hanno un compito (una bilancia rotta e stanca, l’automobilina di latta rossa e blu di uno zio, la grande elica di legno appesa al muro, un frammento di fulgurite, l’Enciclopedia Universale). Me lo hai sussurrato tu stamattina: noi dobbiamo puntellare i ricordi più lontani, lo sai, sono quelli che, non a caso, se ne vanno per ultimi, tenendovi il più possibile legati al mondo.
Sono anche quelli che affiorano più tardi, ha aggiunto guardandomi con una punta di malignità (sarà per questo che da qualche tempo ha lo sguardo di una che si sente importante).
 
Chissà se di notte sogna di andare oltre la foresta pietrificata e di vivere dalla nostra parte, o ha paura della casa successiva: non potrebbe protestare, lì c’è poca luce, non voglio stare nello sgabuzzino, la parete è a nord, troppo umida, no, non mettetemi nella stanza degli ospiti ché sarei troppo sola.
Mi chiedo come attraverserà le case di chi verrà dopo di me, come sarà accolta, se stabilirà alleanze inconsapevoli, come proseguirà il suo compito, se si limiterà ad aiutare una parete a uscire dal destino di una tragica simmetria. 
 
 Ma non dirmi più che puoi solo guardare e non partecipare.
 
Annunci

18 pensieri su “La scimmia e l’arancia (olio su tela)

  1. io ho un giudice, un antenato, uno con una bella parrucca bianca tutti riccioloni, una fronte di un paio di metri e un naso da prenderci gli assegni familiari. è un olio e l’ha dipinto mio nonno da ragazzo. l’abbiamo messo in uno stanzino. ce lo giochiamo a bussolotti io e i miei fratelli a chi se lo deve pigliare. il giudice

  2. Sono rimasto anch’io irretito dalla dreadful symmetry di quel finale (e dal babbuino sono scivolato tra le striature di una tigre rappresentata nei bordi di un altro quadro).

  3. Chissà cosa fa la notte questa scimmia. Quando tutti dormono, mi piace pensare che esca fuori dal quadro, controlli la posta elettronica (le scimmie sono molto più evolute di quanto pensiamo), si faccia un giretto per casa, oppure sgattaioli sul tetto, e sospesa su una grondaia osservi la giungla-città illuminata da una pallida luna…

  4. Crono uscì di casa e disse:
    – Tempo di parole clementi… –

    e uscì la scimmia,
    dal quadro.
    Lucia e la Scimmia
    sgattaiolarono,

    nella notte fonda.

    la ascimmia
    rampicava
    tutto:
    a scalare e,
    ridiscendere,
    frenetica,
    veloce come
    una saetta.

    le Parole dissero:
    siamo qui,
    ti teniamo
    nostra
    amica…

    ma le parole
    fuor di bocca
    volteggivano
    e picchiavano
    in lungo, sui binari

    …ostaggio
    o forse
    prigioniera

    nostra signora

    che tu sia
    che tu non sia

    in questo specchio
    di parole guardiane

    di mille
    e,
    niuna
    rivoluzione.

    (‘o core tumm tumm
    sbatte sotto ‘e tallune)

    parole di parole
    tra la scimmia
    e il frutto…
    forse…
    proibito.

    parole,
    di parole,
    parole guardiane.

    la scimmia s’inabissò
    in fondo al mare

    alla ricerca del tesoro
    dei pirati

    che il cuore parli

    e
    non taccia,
    a fronte e a monte,
    nella dismissione

    delle parole guardiane.

    Scarpa.
    Ciao.

  5. Una specie di correlativo oggettivo, puntellare i ricordi puntellando un dipinto alla parete. E ci si chiede cosa ne sarà di esso, quando la questione che più preme è “cosa ne sarà di noi”.

    Nel migliore dei casi, i ricordi ci sopravviveranno.

  6. Fuoridaidenti:
    mi viene in mente una scimmia col parruccone da giudice

    Iggy: figurati, quella pare dipinta

    Arden: Galileo? ;)

    Monica: qualsiasi quadro io appenda ha purtroppo questo effetto: sono sempre storti

    Aitan:
    sento che la tigre se la passa meglio

    RedCamp:
    spero anch’io che esca dal quadro ma abbia qualcosa di meglio da fare che imitare gli umani e controllare la posta elettronica

    7: grazie (ma, chi sei? tanto qui non passa quasi nessuno, resta un segreto)

    ciao Scarpantibus, sempre bello leggerti
    le parole guardiane

    (e stasera pizza)

    Undu:
    the burial of the dead (sto ascoltando una strana versione audio)

  7. quel primate deve venire dallo stesso posto da cui sono arrivati alcuni suoi simili che si sono fermati da me. quadri, ma anche oggettini che accarezzo, incapace di penetrarne la memoria, che immagino grande. alcuni si porteranno via anche me, e sta bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...