Poco meno di un anno fa Remo Bassini proponeva l’iniziativa  "A quattro mani"
Arimane e Cronomoto hanno risposto con questo racconto, che adesso trova posto nei rispettivi blog.


Stellamadre
di Arimane e Cronomoto

Ho scelto questo angolo di cielo per nascere. Una volta strappata la volta celeste – così veniamo al mondo noi stelle – la vista era magnifica.
Non c’erano ancora molte compagne, ma i vortici di materia brillante che di lì a poco le avrebbero generate erano splendidi, nel loro avvolgersi silenzioso. Mi affascinavano di più i vuoti, però: di un nero concreto, irresistibilmente attraente; li vedevo come un porto sicuro. Pozzi d’inchiostro, avrei pensato, se invece di stella fossi stata bambina, a guardare stregata il calamaio innestato nel banco, col sogno di intingervi il dito.
Mi è piaciuto, dopo, danzare in rivoluzioni e rotazioni, sentire il rumore del cielo, e incendiarmi, voltandomi a guardare gli scampoli di fuoco che lasciavo dietro di me, a spegnersi lontano: mi divertivo assai a vederli esaurire la spinta, esitare, fermarsi e mettersi a ruotare. Raffreddavano, ciascuno a suo tempo e a suo modo, prendendo colori diversi.
Fossi stata bambina – più grande, adesso – e non stella, avrei pensato che fossero fatti delle stoffe ruvide o vaporose, granulose o finissime, che esplodevano di vermiglio o di cobalto, di pervinca o di turchese leggero sul telaio di mia madre, quando lavorava accanto a mio padre, maestro di colori.
E vorrei esserlo, la bimba dell’inchiostro, per usarlo e dire con quello del più bello dei frammenti, che si è intiepidito lentamente, crepandosi tutto in valli e montagne e ha mischiato atomi semplici, a far liquido e a fare il cielo azzurro come altri cieli non sono. Come una madre, l’ho allevato, quel pezzo di me, l’ho scaldato piano, illuminato. Giocava, splendendo di ghiaccio, poi ostentando orgoglioso la chioma verde, l’elmo di un guerriero. Correva, quasi ruzzolasse da una pietraia, a sbucciarsi le ginocchia, imprudente, a cercare un destino diverso dagli altri. E infatti: presto divenne folle di esseri microscopici e laboriosi.
Non fossi stella, direi ciò che oggi m’inquieta. Il tempo è passato, e tanto; invece del soffio del fuoco avverto ora, profondo, un brontolio sordo, un turgore che cresce. So cos’è, ma a chi dirlo? So che marcio da un tempo che sembra infinito verso il momento in cui la fornace che mi anima finirà di ardere tutto.
E’ oggi, il giorno. Se non fossi stella, ma la bambina dell’inchiostro e delle stoffe, e la donna che ha allevato le sue creature, la mia fine sarebbe semplice, anche se dolorosa. Mancherei al mondo, forse.
Ma sono stella, e sarà il mondo a mancare a me.
Resterò taciturna e pesantissima in questo angolo di cielo a raffreddare anch’io, dopo avere avvolto di fuoco e fatto svanire in un attimo il corteo di piccoli compagni che m’hanno girato attorno per tanto tempo. Senza mai avvicinarci, quasi fossimo timidi innamorati; paghi, loro, di vedere i miei lunghi capelli di luce sciolti nel cielo, e io di osservarli nei loro giochi cangianti.

 

Annunci

26 pensieri su “

  1. come non ricordarlo?

    è stata la prima e anche unica volta che ho commentato dalle parti del Bassini (seguo sempre, in silenzio, il suo blog).

    se ben ricordo, per esigenze di concorso, gli autori del racconto erano anonimi. Nel commento parlai di “grande intensità poetica” e dissi anche che era il mio preferito.

    ora, per quel che vale, confermo il mio giudizio.

    bravi!

  2. Lemma:
    si riparte, speriamo…
    a presto!

    Fuoridaidenti:
    certo certo :)

    Zena:
    grazie a te (e per la spinta a riprendere)

    Letturalenta:
    come passa il tempo quando ci si diverte… ;)

    Anna:
    grazie
    dobbiamo parlare, mi hanno detto che è caduto il cielo di poeti…

    Aitan:
    grazie
    di quel concorso ricordo anche che volevo nominarti principe dei commenti, per il modo in cui avevi di volta in volta giudicato i testi, con fermezza, sincerità ma senza mai affossare nessuno (non ce n’è bisogno, infatti: si prova ci si diverte, si impara dalle critiche)

    Undu:
    avevo pensato ad una fuga di notizie, allora, proprio per la sorpresa di trovare un tuo commento da Remo
    (dunque devo pronunciare “Andu”, se ho capito bene giovedì, almeno che non stessi parlando con Paris…)

    Martafiumara:
    grazie, spero di riprendere e partecipare di nuovo a questo mondo

  3. giovedì, 28 maggio 2009
    Chelli ttre

    aiere,
    stammatina
    e ogge

    sta casa,
    accussì piccerella,

    è ‘o silenzio
    d’e campe
    d’e muntagne
    e d’o deserto

    dinto a mme.

    è ‘o campusanto
    d’e ttre campane
    ca nisciuno sona
    cchiù.

    fa cavero
    ma me sento
    ‘o friddo ncuollo.

    songo passate tre gghiuorno.

    mò songo ‘e cinco
    d’o pomeriggio…

    ‘o mare e ‘o sole
    songo accussì
    belli ca ll’uocchie

    me fanno male.

    m’avive prumesse
    ca me purtave ncopp’a
    spiaggia, vicino ‘a grotta
    a ffà ammore…

    ‘nvece tu
    e ll’amice tuoie
    ve permettite ‘e nun turnà:

    sott’o sole e ll’ombre ‘e ll’arbere
    s’è spasa ‘na voce ‘e malengue
    ca dice:

    chilli ttre hanno truvate
    tre belli femmene d’o nord
    ca l’hanno fatto perder’a capa.

    e dice pure ca chelli ttre
    zoccole

    addereto ‘e spalle
    tenevano crisciute
    ‘e scelle,
    ‘e scelle ‘e ll’angele

    e ca doppo tre vase
    a ognuno

    ‘e scelle
    songo spuntate
    pure a lloro

    e,
    traditure,
    e,
    ‘nfame,

    l’hanno visto ‘e vulà
    ncielo comme l’aucielle,

    e,
    redenno;
    e,
    pazziavano,

    cu chelli ttre arruobba
    uommene nuoste.

    io…
    nuje,
    nun ce credimmo.
    io…
    nuje,
    ce penzammo
    ca sicuramente
    è succieso quaccosa

    quaccosa ca tene a ca ffà
    cu ‘o deserto e ll’anema
    e ‘o campusanto d’e tre campane.

    stanno bussanno ‘a porta…

    songo chill’ate operai
    e senza ‘na paroale
    ce cunsegnano tre buste

    songo ‘e sorde d’a solidarietà:

    ‘o deserto d’o campusanto
    ‘a morte
    e,
    e sorde.

    lassate fa ‘o tiempo,
    dice ‘o prevete.

    ‘o tiempo è ‘nu barzamo…niro,
    dice a vecchia…

    PS.
    Crono,
    perdonami per lo scambio…
    in buona fede, ma quel che
    ci siamo scritto-detto non
    cambia, anzi.

    Scarpantibus.
    Ciao.

  4. Aqua:
    e poi ci sono le stelle brutte, ma brutte brutte ;)

    Blooogo:
    ecco, e poi cercavano anche un musicista, speriamo ci sia un’altra occasione.

    Undu: va bene Sigizmund?

    Giarre:
    spero sì di essere tornata

    Monica:
    grazie a te (e a Lemma…)

    Scarpantibus:
    grazie, di cuore

    (eccoti, dunque uno scambio per me fortunato, alla fine)

  5. splendido racconto, già all’epoca, da Bassini lo avevo amato subito…

    un abbraccio particolare a Lucia che ho avuto il piacere di conoscere a Milano (e non avevo capito che era lei quando ci hanno presentate… altrimenti la avrei abbracciata immediatamente!)

    torno a leggere lungo la “linea di questo spazio-tempo” ;-)

    fem

  6. ciao! Scusami, sono la solita sbadata… non avevo letto la tua risposta di prima…. però sarebbe bello leggerti di nuovo in coppia con qualcuno…

    :-)

    fem

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...