E’ il bianco il colore della morte, me sono accorta oggi a pranzo. Un foglio di carta scritto a mano.
Considera che avevo cercato la verità per giorni, come può farlo ogni immaginabile prospettiva: con occhi attenti, spaventati, impietosi, compassionevoli, e poi stanchi.
Ogni passo mi aveva portato più lontano da casa.

Ma deve essere che il cielo mi sorveglia, e così mi sono fermata. La morte mi ha prestato il suo sguardo e, adesso che so, mi affido alle parole sicure che mi hai lasciato
immagino che nel fondo di quegli occhi spenti ci sarebbe il riflesso dei fiori che amavo coltivare, sfiorare, annaffiare, quasi mai recidere, per timore di far loro del male

(per mio padre)

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31 pensieri su “

  1. In realtà il bianco è il colore delle cose che si dimenticano o che vorremmo dimenticare. Che lo vogliamo o meno la morte si lascia sempre dietro una scia multicolore di ricordi. Un riflesso di fiori, ad esempio.

  2. E nei fatti personali, noi che leggiamo, riconosciamo parti di noi. Quel foglio bianco da cui quasi in trasparenza mi sembra di vedere i fiori di quel giardino… morte e nascita, distruzione e nuova vita: in fondo non potrebbero esistere luno senza l’altro. Grazie per questo scritto

  3. Ognuno dà alla morte il colore che vuole.Questione d’associazione d’idee. E’ anche vero che in alcuni Paesi del mondo il bianco è il colore del lutto.
    Ognuno colora i suoi pensieri mesti come vuole. Forse per me è sovrapposizione di colori tale da non riconoscerne più la tela e men che mai l’ordito della stessa.
    Ogni spazio che occupiamo è…occupato da noi ed è parte del nostro vissuto.

  4. Nel bianco, di uno sguardo su una parete, rimangono le fotografie di un passato che, presente, vive e parla. Così come nel momento del tuo ricordo, papà, stringo il pugno e senza pensare ascolto i battiti del mio cuore affrontare, nuovamente, una lunga notte. Il risveglio sarà diverso; il risveglio sarà luce e ascolto in questo lungo giorno perduto dentro i miei sogni.

    Un abbraccio sincero

  5. Eppure il bianco è la sintesi di tutti i colori, è la luce, è la purezza. E’ bello pensare al bianco come il colore della morte, quella che ci lascia i ricordi, che ci consente di vedere proprio quei fiori, come in un riflesso di pietas. Ti abbraccio Crono.

  6. Credo che alla fine le nubi si siano in qualche modo diradate. Si diradano sempre quando riusciamo a trovare le parole, quando troviamo la maniera di distribuire le parole su un foglio, su uno schermo, quando riusciamo a raccontare un dolore.
    E noi raccontiamo sempre un dolore.
    E quando diventa caldo il dolore per una mancanza, andiamo ancora avanti e sempre e quel dolore ci abbraccia e custodisce e ci ritroveremo ad innaffiarlo, a curarlo, senza mai reciderlo per paura di fargli del male.

    Un abbraccio
    alfar

  7. Ho anagrammato la frase in corsivo.

    “Nacqui chiedendomi: chi mi leggerà?
    Allenandomi sapevo quali fiori offrire.
    Infieriste mentre creavo soffici oblìi.
    Amare tardi è il fardello che bramosa sposo”.

  8. Il bianco si addice alla morte, anche secondo me. Perchè bianco è il foglio dopo la chiusa di una storia, quando terminano le parole. Anche la pellicola dei film si acceca nel bianco prima di spezzarsi.

    Mia Mare

  9. Pare che il blog sia in crisi, inteso come mezzo.
    Che sfida meravigliosa la tecnologia lancia alla scrittura ahoujour-hui… tra l’altro a me del blog non è mai importato molto, mi è servito, in parte, per esporre la mia merce, come ogni buon narcisista.
    Ma poi il blog è entrato nell’opera che è scritto, ne è parte indissolubile, o comunque possibile itinerario da esplorare e mi chiedevo, anzichè i bloggers (tutte degnissime persone, ci mancherebbe, avatar diventate), a me proprio il BLOG non mi va che si infacebookki, è proprio questo infacebookamento che no me gusta, ché io so’ passatista… E leggo che pure facebook è superando: da una sorta di blog più veloce… Ma questo blog, questo mezzo, perchè non cantargli un maestoso canto del cigno? Una superoperona collettiva: non so nemmeno precisamente i contorni della cosa, forse non so una mazza, una cosa del genere, credo l’avrete fatta in migliaia di salse, voi bloggers assai più scafati di me…
    Qualcosa che rimanga…
    Uno inizia e ognuno lascia una testimonianza che però tradisca (nella doppia accezione) ogni narcisistica presenza…
    Insomma mettere insieme un po’ di energie…
    Vedi tu
    Alfar

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