Ognuno festeggia i suoi anniversari: dopo due anni torna
 
Cronache da Maintenance Planet, una storia vera  (re-post)
 
Qui ho imparato a muovermi quasi con disinvoltura, evitando i labirinti silenziosi della Parte Vecchia, sostando spesso negli ormai familiari ambienti della Zona Gialla e quella Blu. Questa volta mi dirigo velocemente verso la Zona “Espianti e Obsoleti”, con la certezza che giocando d’anticipo eviterò le interminabili file di questo Settore, per me nuovo.
 
E’ il momento dell’anamnesi, che qui prende il nome di “conversazione”, lo scopo è naturalmente quello di individuare con precisione le parti in avaria.
La Responsabile dello Smistamento mi indica, tra tutte le possibili Porte, una che ha un’insegna sbiadita, in un angolo nascosto.
Mi metto in fila, con poca convinzione, ascoltando le storie degli altri umanoidi e androidi provenienti da ogni parte della galassia. Resto stoica in piedi; certo, a sentire alcuni racconti viene la pelle d’oca, mi sforzo di sorridere come fanno gli altri.
Ma come riescono a sorridere?
 
I minuti scorrono troppi e, innervosita, provo ad interpretare l’insegna quasi illeggibile sulla Porta: “Terminali e Rottamazione”. Un tonfo al cuore. Chiedo perché non mi abbiano ancora chiamato, rispondono: Crono, lei non è in lista.
Con un filo di speranza inizio a correre nel buio, vedo un’altra Porta, tutta illuminata, stavano aspettando me. Questa volta preferisco non leggere l’indicazione anche se è ben illuminata.
La conversazione è piuttosto complessa essendo il mio caso ancora in fase di studio. Cerco di spiegare il problema alle branchie, ma su M. P. non conoscono bene l’evoluzione del pianeta Terra. In ogni caso in pochi minuti tutto sembra sotto controllo: una borsa zeppa di analisi effettuate negli ultimi quarantaquattro anni sembra convincerli.
 
Si tolga lo scafandro, andiamo.
Ecco, io non mi aspettavo che accadesse tutto così in fretta.
Mi spoglio e vado nella Sala Gelida; subito un addetto mi dice: ma guardi che per l’espianto del componente X0T11 bisogna tenere la biancheria.
Mi sembra di sognare, risalgo non ricordo se due o tre rampe di scale in cerca della mia biancheria e, grazie ad una singolare staffetta a cui partecipano alcune unità scelte del personale (maschile), finalmente la recupero e torno nella Sala Gelida.
L’anestesista, femmina venusiana dall’aspetto simpatico e rassicurante, si taglia appena mi vede, dopo aver deciso di iniettarmi una sostanza particolare, come dice lei: così, per precauzione.
Quando, avvolta completamente nell’emostatico, la venusiana decide che tutto è pronto, parto per Oblio, nero, senza tempo ed emozioni.
 
Ritorno in me perfettamente cosciente (almeno così penso), ma mi ricordano che devo respirare: in poco più di un’ora avevo già dimenticato.
Seguono 48 ore convulse di cui ricordo:
 
Gli antidolorifici che non hanno alcun effetto, finché si capitola con degli oppiacei sintetici.
Hanno dovuto allungare il letto (francamente neanche il_Piccolo ci sarebbe stato)
Non dormo ma simulo un sonno profondo ascoltando musica antalgica.
Una notte prendo letteralmente a calci Toi (un terrestre con la mania del volo cieco) che si è immolato ad assistermi prendendo di iniziativa il posto di familiare-marito-badante.
Un furto nella stanza di fronte, ma non me la sono sentita di inseguire il presunto ladro, essendo completamente imbrigliata in tubi che escono da tutte le parti.
La Signora Axy, anni 92, plutoniana, due stanze più in là, invoca il ritorno della madre per 12 ore consecutive (di notte, ovviamente).
Il Signor Twz, terrestre, classe 1906, scopre i magici poteri del Tavor e si obnubila ad insaputa del personale.
La mia dieta è predisposta inequivocabilmente da un soggetto sadico perché composta di soluzione gluconata, semolino, acqua e succo di frutta.
 
Dopo 48 ore, esausti per la mia presenza, decidono di rimandarmi a casa. Raggiungo zampettando un cargo-taxi, semisvenuta, sotto la pioggia e il cielo padano (che poi ha lo stesso “colore della televisione sintonizzata su un canale morto”) e me ne torno da Il_ Piccolo e i due crono-gatti.
Pronta e serena a godermi l’autunno terrestre che ha colori invidiati in tutta la galassia

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17 pensieri su “

  1. Scafandri, labirinti e oppiacei, sale gelide e poi un sonno profondo, un sonno elefante. In questo racconto che sembra scritto oggi e che invece arriva dal passato. Quasi come una macchina del tempo, quella della “fantascienza intimista”. Perché niente è cambiato anche se tutto è diverso.

  2. Per fortuna arriva dal passato.
    Inevitabile l’associazione stagione-ricordi, non sempre piacevolissimi ma da cui si può uscire leggeri.
    Sulla “fantascienza intimista”: sorrido pensando a MS.

  3. E le tue visioni sono così ricche e originali imprevedibili… eppure c’è sempre qualcosa di indefinibile che riporta a stracci di sogno, ad angosce che ci sono familiari. Qui ho ritrovato qualcosa che mi ha anche ricordato il romanzo n(secondo me bellissimo) ‘Non lasciarmi’.

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