Confessioni di un camaleonte impressionista

 cam
 
 
La sfumatura è un gesto. Si tratta di allungare una zampa, indietreggiare con cautela, appiattirsi assecondando il confine di un’ombra.
La mimesi non è  una  questione  di timidezza, ma di distanze.
Cercherò di spiegare, anche se non è semplice illustrare questi concetti a voi (che tutt’al più arrossite o impallidite).
 
Sono attratto, come è naturale, dai colori vicini, non  esplorati. Al tempo stesso però non vorrei abbandonare quello al quale mi sono perfettamente adattato: sogno di fondermi con entrambi e restare lì, a metà, per sempre.
E non crediate che parli a vanvera. Ho studiato le leggi sull’accostamento dei colori di Chevreul e ho vissuto un periodo visionario in cui mi sembrava di possederli tutti, ma poi ho capito che la mia era una solitudine o forse solo un’utopia.
 
Non c’è miglior cosa del distacco, mi hanno detto, smetterò di vivere in modo compulsivo sfumature e cambiamenti. Adesso mi sto dedicando alla cronofotografia: ogni istante è scandito, forzatamente distanziato dal precedente. Così potrò tenere sempre a mente che si può vivere benissimo allontanandosi da quanto c’era un attimo prima.
Ma, lo dico solo a voi (e anzi vi prego di non divulgare il mio segreto), presto andrò a vivere in uno Zoopraxiscopio,  così  non mi ruberanno l’illusione della vita.
O forse sì.

Q u i le mutazioni di Lemmaelabel

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46 pensieri su “

  1. L’incipit (in senso ampio, fino al primo stacco) è stupendo, imperioso. L’immagine una festa di colori. Anche se forse avrei scelto (magari elaborandolo da me) un camaleonte davvero impressionista, col colore a punti e pennellate.
    Spero comunque che il delizioso rettilino non resti imprigionato a lungo nel loop dello Zoopraxiscopio (ma dove le vai a trovare, certe cose?! ;) Nei fotogrammi infatti non ci sono sfumature, ma stacchi netti. Forse questo però giova.

  2. Mi pare che – e questo è il nocciolo della mia ipotesi interpretativa – lei, parlando dei movimenti del rettile squamato appartenente al sottordine delle lucertole, abbia descritto come una sorta di danza o un viaggio, essendo la danza e il viaggio apparentate tra loro. A tal proposito Siegfried Kracauer nel saggio Die Reise und der Tanz [Il viaggio e la danza, in Aufsätze 1915–1926, pp. 288–296] scrive:

    Mentre il viaggio si è ridotto alla pura esperienza dello spazio, la danza è diventata una scansione del tempo.

    Il che ripropone la vexata quaestio, se sia più nobile spostarsi camaleonticamente nel tempo o nello spazio, assumendo di volta in volta “forme mutate in corpi nuovi” (perdoni la citazione ondivaga). Accostamento da un lato e distacco dall’altro mi paiono altresì essere le parole-chiave di questo wagneriano Befragen zoopraxiscopico, un raccoglimento in-essere delle pulsioni e opinioni dell’animaletto-trasformista (vi è forse un’allusione alle Opinioni di un clown di Henrich Böll?).
    Signora, mi perdoni se l’ho angustiata con queste mie glosse, spero di non aver scombiccheràto stupidi fragmenti di pensieri.

  3. Chissà se il camaleonte del tuo racconto conosce quella battuta di Groucho Marx che recita: Il camaleonte ha il colore del camaleonte solo quando sta sopra un altro camaleonte. Se così fosse, forse il protagonista del post frequenta solo altri camaleonti impressionisti (magari si riuniscono la sera in un caffè di Montmartre e bevono il grog, che non ho mai ben capito cosa sia). Se entri in quel caffè vedi solo occhi che ruotano, qualche linguetta qua e là e vibranti accostamenti di colori…da capogiro.

  4. Un vero camaleonte non si farebbe zoopraxiscopiare facilmente. Ne risulterebbe un fermo immagine di un tronco d’albero.
    L’occhio attento noterebbe una cosa, però: una macchiolina nera che adesso c’è e un istante dopo scompare. Quella macchia è un insetto che prima era ed ora non è più.
    Potendo tornare invita quell’insetto ci direbbe che la mimesi non è né timidezza, né distacco, né umiltà, ma scaltra tattica. Direbbe che vedere senza farsi vedere è tipico dei guardoni e dei sudici.
    Punti di vista, insomma.
    (Eadweard e Etienne Jules, intanto, sono lì che confabulano accesamente su come fotografare quella linguaccia).

  5. ps: quella linguaccia biforcuta e appicicosa di undu non è assolutamente d’accordo con il commento #9…
    (i punti di vista si sa, non variano solo da animale ad animale, ma da animale al tempo t ad animale al tempo t+1)
    [e qui mi fermo, se no tra dieci minuti mi toccherà smentire il commento #10]
    ;)

  6. Io mi inchino alla saggezza con la quale il camaleonte guarda ai suoi mutevoli momenti.
    Capisco anche la sua incerta opinione riguardo al Zoopraxiscopio: gli è stato presentato in maniera molto seducente, troppo!

  7. Noncorrere:
    le comunico apertis verbis che i suoi fragmenti sono graditissimi

    un’allusione, magari una metafora
    :O)

    TendaRossa:
    Vedo che Undu in queste ore ha compiuto la mimesi di cui parli.
    quasi quasi …
    chiaramente il grog è un antialga

  8. “Camaleontico”, un aggettivo per dare a qualcuno del trasformista mattatore e disonesto. In realtà è un animaletto di modeste dimensioni, indifeso, che con la mimetizzazione raggiunge il massimo delle sue capacità difensive e riesce a nutrirsi traendo in inganno la preda. In realtà è un marpionetto, che tira a campà. E’ la mente umana ad essere naturalmente distorta e…lisergica.

  9. #17: che mentre Balla/danza in sinergia viaggia tra i vituperati spazi delle arzigogolate interpretazioni. Ha ragione undulant: un bel tronco in foto gli sta bene ( a chi vuol salmodiare sul nulla).

  10. Sissì, ha ragione letturalenta. Gli girano i Boccioni perché è verdeblu e sta su una foglia/petalo romanista. Sarà una foglia Depero?
    Non bisogna tuttavia essere Severini con lui…al massimo si chiama Dottori e si espone il caso. Bisogna andar Soffici in certe cose…Eh, sì!

  11. Volevo aiutare una persona …

    Volevo aiutare una persona e … non ci sono riuscito.
    Azzurro. Perso nell’azzurro che ormai è già violetto. Immerso in quel colore che sa di mare e di cielo. Vorrei essere un camaleonte e sparire senza andar via. Rimanere tra le pieghe del turchese e sentire il profumo rosa dei suoi desideri.

    Volevo aiutare una persona e … non ci sono riuscito
    Stanco dell’attesa, quasi perenne, tra un verde acqua di uno sguardo e il nero delle ciglia, mi sono nascosto, accucciato, quasi riscaldato tra quelle labbra bianche. La piega di una smorfia che sa di rugiada, mi confonde tra i colori di questa stanza. Azzurri cristalli tra le pareti che, scarlatte, riflettono la bianca superficie di una vita all’ombra dello stesso colore, dietro la cortina di uno specchio sul mondo accanto.

    Volevo aiutare una persona e … non ci sono riuscito.
    Sto vagando, dentro stanze che si aprono in teoria di grani color arancio.
    Sto vagando e mi sto perdendo tra un riflesso e una macchia.

    Volevo aiutare una persona e … non ci sono riuscito.
    Non fuggo più ormai. Nascosto lungo il sottile confine di una sfumatura e dentro un caleidoscopio senza più alcun riflesso e senza più nessun colore.
    Il bianco mi darà il nero e il nero tale rimarrà.
    Quante tracce di colore perdute dentro un arcobaleno distratto, scomposto e silenzioso.

    Volevo aiutare una persona…

    Lascio fra le Vostre dita la mia più profonda cordialità, mia Signora.

  12. Flaviablog:
    Al contrario di quanto sapevamo sembra che lo scopo della mimesi in natura sia dare segnali per interagire socialmente.
    (La nuova teoria evoluzionistica sul significato dei segnali visivi è stata formulata da Devi Stuart-Fox e Adnan Moussalli e appare in Plos Biology)

    Vario:
    ecco! ma non sei abbastanza accigliato (per fortuna) ;)

    Letturalenta:
    :))))))))))))))

    Ice:
    la bellezza sta anche nell’irripetibilità

    LordNinni:
    Vedere commento #24
    cordialità vivissime
    :)

    Nicbellavita:
    questione di albe? leggendo il tuo post :)

  13. Madeinfranca:
    un benvenuto al “Piccolo” (in ritardo spaventoso, cercherò il modo di farmi perdonare)

    Cominciare:
    speriamo nei colori, allora ;)

    Ipse:
    e vuoi che non ricordi?
    o era ubriaco o è stato colto un attimo prima della mimesi perfetta.
    un saluto anche a Dizzie!

  14. In fondo è un entusiasta. L’accezione negativa del trasformismo non gli rende giustizia. Come quella di chi rimane a metà. E d’altra parte la danza, come nel zoopraxiscopio, è proprio dare forma d’azione all’entusiasmo.

  15. mimetismo salva-vita, d’accordo*…ma se – come sostiene
    Jeffrey Moussaieff Masson –
    fosse puro piacere ?
    per sconfiggere il nemico che vuole mangiarci cosa di meglio che gabbarlo , mimetizzandosi ?
    o per fare uno scherzo ad un amico,
    confondersi con l’ambiente ?…

    …ehmm..ehmm…
    mi sono confusa…
    *questo è pure monocromatico !

    bisousà…palette !

  16. Sfortunato il camaleonte costretto da un’epidermide volubile a mutare anche controvoglia, costretto a diventare invisibile per vivere.
    Portatore sano di arcobaleno, non ha un suo colore, ma sono tutti a rendere come i vuoti del latte di una volta.
    Che magari a lui essere rosa su una bella foglia verde gli piacerebbe una mucchia.
    Ciao Lucia, bentornata:)

  17. Ipse:
    antipatico!!!
    il blog è in vacanza, io meno, non condizionata e le finestre blindate fino a lunedì causa azione terroristica di cronojunior

    Sgnapis:
    anche secondo me gli piacerebbe assai
    Ciao! e a presto.

    RottamieViolini:
    Spero di recuperare in agosto, soprattutto spero di passare a leggere voi.

    Lamogliettina:
    me lo chiedo anch’io ;)

    Elis:
    grazie,
    paura che l’ambizione camaleontica di cui parli sia in via di estinzione

    Signora Lemma & Signora Label:
    che goduria e che invidia, a me basterebbe perdere il color bianco “parete”

    Madeinfranca:
    ma certo: il Gabbaleonte!!!!
    :)

    Uligai:
    speriamo libero.

    Smilla & Piffi:
    Anche se indeciso e confuso nello studio del’arte credo sia entusiasta della vita ;)

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