Appeso al cielo

 
Stamattina non riesco a concludere nulla, distratta dalle voci dei vicini che si stanno raccogliendo a capannello sotto le mie finestre, e non ci sarebbe niente di speciale se non il fatto che qualcosa ondeggia smisurato ed elegante sopra la terrazza.
 
Non è il caso, avevo detto: il soggiorno è abbastanza grande ma un pianoforte a coda, no.
Si insedierebbe a scapito delle geometrie conquistate in tanti anni; ho sempre amato gli spazi vuoti, lasciano la testa libera e poi non so suonare, anche se avrei voluto, mi sarebbe piaciuto. E’ meglio lasciarlo dov’è, avevo suggerito, sulle rive di quel mare freddo e impetuoso, sua congrua dimora.
 
Chiudo le finestre. Resti fuori, quel pianoforte, sarà stanco per il lungo viaggio ma riposi sospeso a mezz’aria: non sono tanto sicura delle sue note, limpide, sì, ma immagino il loro accumularsi una ridosso all’altra, a colmare ogni spazio.
Sono davvero quelle che vorrei si rovesciassero nella mia stanza?

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28 pensieri su “

  1. ma un pianoforte a coda è anche un oggetto bellissimo, sontuoso… e se pure non fosse suonato rappresenterebbe la musica.
    Per me sarebbe come avere una stanza degli ospiti in più, una stanza per chi sapesse farci scorrere le dita.
    caio
    cri

  2. Il piano che fluttua a mezz’aria è un’idea straordinaria.
    C’è l’eco del celeberrimo disegno del babau di Buzzati, anche lui massiccio e nero (sorride…).
    Ma il piano è gentile, leggero.

    (Posso continuare il racconto?
    “… Notte. Mi alzo, tiro bene la maglietta a cercare di proteggere le gambe nude dal freddo di questa primavera riottosa. La finestra è la mia porta, lo raggiungo a mezz’aria, mi siedo su uno sgabello fatto di notte. Ecco, suono le mie note, adesso”).

    (Un applauso per la secca classificazione del tremendo film della Campion; che champion non è mai stata, d’altronde ;) )

  3. Aitan: la tentazione c’è, ma se il pianoforte porta con sé un presagio che si pianta più o meno vicino allo sterno…

    Cri:
    sì, rappresenta la musica,
    ma rischia di trasformarsi in un moblie “sciocco”, non suonato.
    O di portare con sé note “pesanti”, se non sono quelle che vorremmo.

    Ice: sono quelle che stanno reggendo il pianoforte ;)

    Arimane:
    non puoi immaginare quanti strati di magliette ci vorrebbero per farmi uscire nella notte
    :o)

    (grazie per la continuazione, invece, e “l’appoggio” alla Campion)

    Nebbie:
    grazie :)
    rileggendo avevo pensato a un’immagine in cui i pianoforti cadono dal cielo come gli uomini di Golconde

  4. Uno:
    hai ragione, il pianoforte è un monumento alla musica, e forse lo strumento più bello, ma non per questo si può sempre accogliere in casa. (vedi risposta ad Aitan e Cri, o, per essere più pratici: pur non volendo sparare sul pianista, forse è proprio lui che non si vorrebbe lasciare entrare)

  5. Questo post col suo pianoforte sospeso – e anche il finale che rimane in sospensione (“in levare” si dice in musica) – mi fa venire in mente il Paolo Conte di Aguaplano col piano che galleggia sul mare ma, anche, quell’eccentrico – anche se lui respingeva questa definizione – di Glenn Gould. C’è un filmato molto bello, girato quando era molto giovane, in cui suona Bach, canta (ma sarebbe più corretto dire che ‘bofonchia’), s’interrompe, va alla finestra, sempre canticchiando e come lasciando in sospeso la musica, poi torna al piano e riprende a suonare.
    Ma Glenn Gould non usava lo sgabello, bensì una sedia che si portava dietro in giro per il mondo…

  6. Bellissima questa idea del pianoforte sospeso nell’aria. In fondo nell’aria può trovare molto più spazio per la sua musica che non in una stanza dove nessuno lo sa suonare e ci rimane solo più come oggetto che ha perso la sua funzione. Forse come tanti di noi… Concordo, lascia spazi liberi, non bisogna mai riempire niente, il vuoto è apertura… Un caro saluto, Giulia

  7. intuisco che non vivi in un condominio ai piani bassi o perlomeno vivi all’ultimo piano, dal momento che hai un piano che ondeggia forte sopra la testa. Penso che se mi arrivasse un pianoforte scodinzolante dal cielo, aprirei le finestre e lo farei entrare e ci giocherei tutto il giorno (ma non so suonare, anzi proprio per questo).
    ps: Certo dovrebbe essere già accordato, e non mi sognerei di scordarlo fuori dalla stanza, lo farei strimpellandoci sopra, più tardi, dentro.

  8. Giulia:
    infatti, non lo vorrei come mobile “sciocco”, che verrebbe presto dimenticato.

    Ipse:
    sicuramente arriverebbe scordato per il lungo viaggio.
    Invece scordare di averlo sospeso sopra la testa sarebbe più diffcile
    ;)

    Senza:
    Ulimo ma basso, il piano
    La tentazione è forte (chissà cosa ne pensano i vicini…)

  9. Certo non si può definire una presenza discreta, ma quanto a fascino…
    Immagino il pianoforte che, per farsi accogliere in casa dice “mi faccio piccino piccino” come faceva Lello Arena con Troisi.

  10. c’è una cosa che è sempre mono parte delle nostre case e delle nostre menti: gli spazi vuoti.
    Li amo anch’io molto, per quanto la casa dove vivo esprima il contrario: sovrabbondanza di cose, mobili (una poltrona, ed esempio, tra qualche giorno entrerà a far parte del mobilio… ne uscirà qualcosa, sono in atto dispute, ma ne uscirà qualcosa, espelleremo/emargineremo un portavivande, peraltro inviso).
    Ma gli spazi vuoti, inutilizzati…

    un saluto

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