INVENTARIO
 

Li strappo via, uno a uno.
I primi oppongono resistenza: stratificati come lastre di pietra lavorate dal tempo geologico, segnano l’età. Sono ostinati, non è facile liberarsi dei pensieri che sono da sempre con noi, e oggi mi costa uno sforzo immenso accatastarli con le poche forze che ho, senza che si frantumino.
Scosto con attenzione quelli impressi dall’infanzia; li sistemo con cura, uno accanto all’altro, secondo i colori dell’arcobaleno e in base agli odori, ordinati per grado di nostalgia.
Piego meticolosamente gli strati di tessuto leggero, ormai consumati, che erano l’ala del mio parapendio; senza rimpianto li ripongo nella loro sacca.
Levo la pelle del lupo, soffocante, che non lascia passare la luce, mi sarà più facile avere chiarezza.
Scollo le trame cedevoli in cui sprofondavo, e le superfici respingenti, che mi isolavano da tutto. Arrotolo  sudari, teli umidi di pianto.
Rimuovo filtri festosi, facevano il sole bello: il mio occhio non sia ingannato dall’apparenza.
 
Ora i pensieri sono perfettamente catalogati, secondo criteri ineccepibili, non più confusi in quella consistenza che  era però  la consistenza delle mie giornate.
Hanno perso la loro andatura ampia e sciolta. L’anima è vuota, la mente è vuota, a dispetto di tutto l’impegno per questo inventario;  l’unica speranza è che  io sia in grado di riportare i miei pensieri composti e freddi a un nuovo disordine spontaneo.
 
 
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26 pensieri su “

  1. Mi è venuta in mente una tassonomia fantastica che Michel Foucault prese in prestito da Borges e che suddivideva gli animali in: a) appartenenti all’imperatore; b) imbalsamati; c) addomesticati; d) maialini da latte; e) sirene; f) favolosi; g) cani in libertà; h) inclusi nella presente classificazione; i) che si agitano follemente; j) innumerevoli; k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello; l) eccetera; m) che hanno rotto il vaso; n) che da lontano sembrano mosche…

    I pensieri stratificati del post potrebbero rientrare a mio parere nella categoria “eccetera”. E’ relativamente facile dipanare i pensieri, è un lavoro estremamente complicato rimetterli in disordine (metterli in ordine, seguendo il filo logico di una Arianna labirintica lo sappiamo fare tutti). Brava!

  2. La tua prosa è poesia. I pensieri catalogati sono freddi, a volte vorremmo ordine dentro di noi, ma la confusione spontanea è creativa… Bisogna lasciare che si ricompongano in forma nuove. Ciao, Giulia

  3. Tutto questo sfogliare, nell’illusione di arrivare a un centro e invece scoprire che il centro non c’è. Come non c’è mai, perché sono gli strati, con il loro stretto rinserrarsi, con il loro baciarsi e confondersi, a fare il centro.
    Se li separi, se spezzi i contatti, se interrompi i baci, resta il vuoto e il freddo.
    Che venga tempesta, a scompigliare l’ordine, a far volare la tela del parapendìo, a far risvegliare il lupo, a filtrare ancora il sole, a mischiare le carte e fondere i colori e i profumi.
    Che l’ordine si faccia, sì; è utile, a volte. Ma per poi disfarlo e renderlo solo ricordo – utile a volte – ché di per sé è senza vita.

  4. Ipse: o troppa peperonata la sera, al solito
    ;)

    TendaRossa:
    ti ringrazio per il riferimento a questa bellissima tassonomia.
    Sarebbe interessante capire se c’è un ordine veramente corretto, poi, per i pensieri.

    Giarre:
    sì, perfino l’istinto, che a volte “si agita follemente” (vedi tassonomia indicata da TendaRossa) ha la sua logica

    Unovalelaltro:
    un lavoraccio, adesso ;)

    Giulia:
    “forme mutate in corpi nuovi”,
    diceva qualcuno

    Cristina:
    l’entropia ha un prezzo che a volte vale la pena pagare.

    Arimane:
    Tempesta sia, allora
    :)

  5. molto interessante.
    mi fai venire in mente che, secondo il feg shui, tenere mucchi di scartoffie accatastate per troppo tempo non fa bene.
    e che la mente, da sola, va a certi pensieri piuttosto che ad altri. non sempre son pensieri che fan bene, alle volte, anzi, è il contrario. chissà perché.
    s’apprezza la consuetudine meditativa di osservare mettendo tutto sullo stesso piano.

  6. La “corteccia” di Escher mi ha subito ricordato “la mente nella scienza” di R. Gregory.

    I pensieri sono come la catena della bicicletta, ogni tanto bisgna darli una sistemata.

    acabb

  7. Anneheche:
    benvenuta,
    troppo generosa ;)

    Petarda cara,
    quella consuetudine meditativa è in realtà per me un traguardo irraggiungibile, purtroppo c’è sempre qualche pensiero che si alza in punta di piedi per farsi notare o spintona gli altri …

    Acabb:
    devo leggerlo!

    Melpunk
    anch’io scorpione

    Bobboti:
    ecco, così ci si risparmia il lavoro
    ;)

  8. Bel titolo, “Cronomoto”… era anche il titolo di un romanzo di fantascienza (di Bob Shaw, se non ricordo male) degli anni ’50 o ’60… C’entrerà qualcosa?… leggendo il tuo blog ho idea di sì…
    Lieto per la casuale conoscenza, un sorriso, tuo
    Cosimo Piovasco di Rondò

  9. Mi viene da rispondere con un frammento di (ungarettiana) poesia: “ritornerà scintillamento nuovo”, perchè non so pensare a un disordine più gioioso della festa scomposta di bagliori/faville di luce.

    (buona domenica :)…)

  10. questo tuo bel testo mi fa venire alla mente una poesia della szymborska, La cipolla. Ne riporto qui la seconda strofa:

    In noi ignoto e selve
    di pelle appena coperti,
    interni d’inferno,
    violenta anatomia,
    non visceri ritorti.
    Lei più e più voltte nuda, fin nel fondo e così via.

    :-)

  11. Cosimopiovasco:
    benvenuto,
    Omen Nomen?
    ;)
    Lo spunto è preso proprio dal libro di Bob Shaw: quando ho aperto questo spazio, per caso e curiosità, non sapevo ancora che avrei finito per giocare con il tempo.

    Giarre:
    buonasera, in ritardo cronico…

    Cara Nebbie,
    ti ringrazio per le tue, di parole.

    Mi hai fatto ricordare quando da piccola vedevo alla Tv Ungaretti e stavo ad ascoltarlo senza respirare.

    (buona serata :) )

    Lemmaelabel:
    ma così tocchi un punto debole!
    Ho conosciuto da poco la Szymborska, attraverso “Vista con granello di sabbia”, e mi chiedo come io abbia potuto scoprirla così tardi. Forza, ironia e dolcezza (Visto dall’Alto, Monologo per Cassandra…)
    sono da lei dosate con naturalezza.

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