CANTA CHE TI PASSA


disegno di Marco Corona

 

 
Il rumore delle mietitrici sale dalla valle, metodico. Se lascio l’attenzione sciolta, dal punto in cui sono, sulla collina, il suono sembra animarsi in un canto coerente. Nelle modulazioni che si alternano distinguo qualcosa di preciso: forse dei significati, o un’intelligenza, in un coro di voci.
 
Chiedo, allora, come in quei giochi senza senso che fai da adolescente: ma cosa volete?
Mi rispondono rassicuranti e ragionevoli, ma in un brusio elusivo.
D’impulso, un’altra domanda, ma nel preciso momento in cui  la pongo ho la certezza  di aver fatto un passo falso. Ne sono conferma i toni e i ritmi, ora affrettati.
Mi chiudo in casa, immaginandole mentre sforbiciano l’aria e avanzano stridendo.
Voglio dormire, adesso, per non pensare e poi nei sogni possiamo lasciare che accada qualsiasi cosa. Mi addormento, spossata dal loro mantra che filtra da ogni fessura.
 
Atropo, mi chiamo Atropo, sostiene fiera, sulla soglia della mia stanza. Entra alzando e roteando gli arti sghembi, di meccano. Il tempo di avvertire le sue parole taglienti e inizio a correre lontano, ricordandomi solo ora (ma non sarà un altro sogno?), di raggiungere le mie compagne nella valle, spero mi accolgano a braccia aperte. 

 

Ringrazio Marco Corona, che mi ha regalato la bella illustrazione per "Canta che ti passa"(onoratissima)
E Cristina Bove, che mi ha dato lo spunto per le mietitrici in un suo commento.

Il post è gemellato con… Canta che ti passa di Whois 
 
 
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26 pensieri su “

  1. Il post mi piace assai, è essenziale ed elegante. E caspita, il disegno di Corona è davvero bello, forte nei suoi tratti e colori.
    Io però se permetti il post l’avrei scritto così:

    ========

    Il melodiare ritmato delle mietitrici sale dalla valle del silicio, qualcosa mi dice che è l’ora X o forse l’ora Y? Nelle modulazioni che si alternano distinguo qualcosa di preciso: forse dei significati, o un’intelligenza, in un coro di voci. Ma nooo, non può essere, è il mio vicino di casa che sta ascoltando a tutto volume Battiato.

    Accendo la radio e parlo con lei, non ho qui a disposizione i miei amati vetrini, solo loro potrebbero modulare risposte inequivocabili ai miei quesiti e regalarmi quelle suppellettili emozionali che ho provato solo su Nibiru. In mancanza di albe tramonti e altri fenomeni atmosferici più o meno malinconici, preparo come in un vortice di iperattività spaghetti aglio olio e peperoncino, so che è poco cronomotico, ma chi se ne frega.
    Le mietitrici son lì, sforbiciano l’aria e avanzano stridendo producendo dissonanze tristi e cacofonie esaltanti, la spossatezza m’inghiotte, procedo a tentoni verso l’oscurità.

    Vorrei dormire, dormire dormire ma l’essere binario in giardino ha organizzato una grigliata di pesce.

    Solo allora la verità si fa strada nel mio cervello. Lo leggo sul calendario di Daniele Interrante, in bagno, avevo cerchiato con un uniposca rosso questa data proprio per non dimenticarla.
    Si tiene oggi il raduno annuale delle mietitrici, proprio qui vicino. Corro come un’indemoniata verso il garage, il primo premio della gara sarà mio e poi io e le mietitrici ci ubriacheremo d’immenso.

  2. Crono ma è meravigliosa l’interpretazione che Corona ti ha offerto!!! Dentro c’è tutto!!

    Anche se si conosce bene la propria storia siamo condannati a ripeterla, perchè, se può essere facile uccidere qualcosa di vivo, è molto più arduo uccidere l’immaginario.

  3. un post di quelli rari di qualità superiore, per emozioni narrative e grafiche: tutto molto bello.
    e per me un’emozione particolare in associazione di immagini forse troppo arbitrarie: ho visto le mietitrici ed il loro rumore come un canto di balene in un contesto di realtà che scompare lasciando un vuoto che immalinconisce.
    complimenti.

  4. Ipse:
    ahahahhahahahahahhahahaha

    Cybbolo:
    grafiche di sicuro!

    Cominciare:
    si c’è tutto
    e come dici l’immaginario è difficile da uccidere

    Cristina:
    ecco, porre le domande giuste devo ancora impararlo, però ;)

    Tenda:
    grrrrrrrrr!!!!
    la grigliata con l’essere binario però la farei…

    Menzinger:
    il merito va il disegno

  5. Atropo, si chiama Atropo: figurati te se uno si può chiamare di un nome normale nei post e nella testa di cronomoto. Atropo. Mica giovanni, pietro. No, Atropo! Ma è una roba…

    Complimenti all’illustrazione che è bellona davvero. Le mietitrici, naturalmente, sono, una metafora mica tanto metaforica delle parche visto che Atropo era una di quelle. Uno dice, vado a vedere cronomoto, per distrarmi un po’, fare una risata (seeee) e ci sono le mietritici, LE PARCHE, quelle che recidono il filo della vita. Hai capito?

    ATROPO. ATROPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

    Ma è una roba :)

    E cronomoto, come in un sussulto di ottimismo spericolato, per sfuggire Atropo, scappa nella valle: sarà la valle di giosafàt, di sicuro, la valle del giudizio universale. Dove vuoi che scappi cronomoto per rallegrarsi un po’?

    Atropoooooooooooooo!

  6. Whois:
    ciao gemella, anche tu in valle, poi? ;)

    MariaStrofa:
    ma come!!! ;)
    questa volta c’era il finale aperto alla speranza…
    Ma non ti va mai bene niente!
    Guarda che torno alla fantascienza intimista …o inizio con le “Non fini del mondo”

    Noncorrere:
    sì dietro il disegno c’è un Artista
    (certo che vedendo il tuo avatar e quello di MariaStrofa vicini mi pare di essere caduta in un buco temporale…)

    Giarre:
    ecco, non ricordavo che era anche il nome di quella farfalla.

  7. ‘zzo tiri di? varda che..
    checcosa?
    checcacchio!
    checchì?
    chicchiricchi!
    ah.
    bih.
    cih.

    ecco munque non esiste che ti metti a scrivere di farsi passare le cose (il ciclo mica cielo avete solo voi femminucce) cantando. e non esiste nemmanco che scrivi di mantra. e tanto meno che commenti da me pochi secondi prima che io venga a leggere te.
    no, non esiste. oppure – anche qui come ovunque – qualcuno colla papalina purpurea ci ha messo lo zampino di vino? ecco, sbronziamoci. eppoi cantiamo.

  8. M’è tornato in mente lo speciale di Halloween dei Simpson nel quale Willy il custode si trasforma in una falciatrice… sono proprio faceto!
    Detto ciò, è un bel ritratto d’un mondo lontanissimo.

  9. Giuliana:
    ti ringrazio, in ritardo.

    Amoilmare:
    devo a Cristina Bove lo spunto, l’idea di un dialogo con le mietitrici mi aveva colpito.

    Narrando:
    :))))))))))))
    lontanissimo sì, si spera…

    Ipse:
    non vale, avevi l’antidoto!
    :o)

  10. Posso essere una tua compagna nella valle che ti accoglie a braccia aperte:-))

    Bello, sempre onirico e preszioso il tuo posticino e il disegno di Corona è perfetto per i tuoi incubi, ma così bello che viene voglia di averli quegli incubi…

    O.T: cos’è successo ai bannerini di Tor???

  11. Triana, sì sì, altro che mietitrici!

    Per il bannerino toriano: qui sembra tutto normale solo che mi rendo conto di essere da più di un mese in piena campagna elettorale preventiva. Un’ennesima conferma dell’esistenza di John Titor e la sua presenza su Tor :o)

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