Shah Màt


 

In questo luogo non si procede per prove ed errori: ogni atto è inciso nel tempo, senza appello al rewind. Non ci si guarda negli occhi, impegnati nella scacchiera.
Le forme, perfette all’apertura, ora si sbriciolano sotto i colpi di ogni falso movimento.
Il gioco, inizialmente agile, spoglio di tutto, si appesantisce. Nella diffidenza si apprendono le debolezze, ogni avanzamento si fa più complesso di disattenzioni, cautele: il tempo diventa un sovraccarico, togliendo ciò che dovrebbe dare.

La Regina, di legno intagliato, ma anche le Torri e gli Alfieri, sembrano ardere. 
Mi perdo in questo incendio, mentre i Cavalli mi corrono incontro, travolgendomi. 
Mi rialzo, ma l’arrocco mi butta di nuovo a terra; non dovevo sorprendermi, il Re non si era mai mosso. Il mio Cavallo sprofonda nel campo di gioco; non posso aiutarlo, non riesco più a muovermi, come nei sogni peggiori. Quando gli Alfieri si riversano disorientati dal Campochiaro al Camposcuro, cedo terreno, la fine sia rapida come una decapitazione.

Il mio corpo, di tristezza leggera, si alza dal tavolo. Perdo così l’abbraccio della mia armatura, rimasta sul campo di battaglia. Con meraviglia riconosco gli spostamenti sghembi e i balzi brillanti della partita di domani.
Annunci

39 pensieri su “

  1. “Non c’è niente più bello di questo quadro e la sua luce rosa dietro”.
    E’ tornata Sibilla, con le sue battaglie trasfigurate in una partita a scacchi, come un Settimo sigillo al femminile?

    Cosa resta, addosso, dopo che l’armatura è stata abbandonata sul campo di battaglia?
    Forse “una camicia leggera, che lascia lentamente raffreddare la pelle, piacevolmente, finché non è troppo e allora ci si copre di più, godendo del conforto del calore che ritorna…”?

    E i ragazzi. I ragazzi immaginano soltanto la penombra del legno scuro alle pareti e i tappeti e le tovaglie pesanti? E siedono in realtà sulla paglia del pavimento di una capanna, l’arco di lei a terra, a riposo, come il suo sospetto?

    La densità e la trasparenza brillante di queste brevi parole sono quelle di una pietra preziosa. Sfaccettata. (O di un vetro generato dallo sposarsi esplosivo di sabbia ed energia?)

    Shah Màt: il re non è morto, ma è sotto attacco.
    Attacco di “spostamenti sghembi e balzi brillanti”.

    (pardon per il disordine impressionistico)

  2. Melpunk66:
    :)
    benvenuto!
    E qui, un’altra partita a scacchi che probabilmente conoscerai già:

    “Il Seggio sul quale sedeva, simile a un trono brunito,
    Risplendeva sul marmo, ove lo specchio
    Sorretto da colonne lavorate con tralci di vite
    Fra le quali un Cupido dorato spiava
    (Un altro sotto l’ala nascondeva gli occhi)
    Raddoppiava le fiamme ai candelabri
    A sette braccia rifiettendo sul tavolo la luce
    Mentre lo scintillio dei suoi gioielli si levava
    A incontrarlo, da astucci di raso versato
    A profusione; in fialette d’avorio e vetro colorato
    Dischiuse, i suoi profumi stavano in agguato, sintetici e strani,
    Unguenti, polveri, liquidi – turbavano,
    Confondevano e annegavano il senso nei profumi; spinti dall’aria
    Che entrava fresca dalla finestra, ascendevano
    Alimentando le fiamme lunghe della candela,
    Soffiavano il loro fumo nei laquearia,
    Animando i motivi del soffitto a lacunari,
    Un bosco enorme sottomarino nutrito di rame
    Bruciava verde e arancio, incorniciato dalla pietra colorata,
    Nella cui luce mesta un delfino scolpito nuotava.
    Sull’antico camino era dipinta,
    Come se una finestra si aprisse sulla scena silvana,
    La metamorfosi di Filomela (…)”
    da “A game of Chess” di T.S. Eliot

    Stratidanimo:
    Grazie, invece!
    Hai colto il tentativo di guardare da fuori, un passo appena più in là dal presente.

    Arimane:
    Vetro
    Perso l’abbraccio dell’armatura ci sente “spogli” che può essere un male, può essere un bene…
    I ragazzi: mi piace la seria concentrazione di lui, lei mi sembra concentrata su altro.
    Il re è morto, Il re non è morto! Sì la partita si interrompe prima.
    E sì, tornata, ma delle due… era Medusa (ad occhi chiusi e senza mappe)

  3. Morto un re se ne fa un altro (o era il papa?) – comunque vale anche per gli scacchi.

    Mi ha ricordato molto certe suggestioni del cavaliere inesistente; ed è anche rinfrancante non dover sempre girare per galassie, sant’iddio, che no sai mai chi commenti: qui siamo sulla Terra mi pare e commentiamo qualcosa d’umano! Che io non ho mica più l’età per muovermi fra tutti i sistemi solari che cronomoto ci propone due tre volte alla settimana, con torcicolli, mal di schiena e telescopi ad armacollo.

    Insomma una bella partita id scacchi davanti al camino e che i pezzi pensino ciò che vogliono, tanto li muoviamo noi o ci dicono di muoverli – non so è un po’ complicata la cosa :)

  4. “Non sono un gioco, gli scacchi, rispose José. Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt’intera la vita (…). La vita, sì. (…).
    Sai cosa scrisse un poeta persiano tanti secoli fa? Che noi siamo solo pezzi da gioco mossi da un giocatore invisibile. Giochiamo una partita sulla scacchiera della vita e uno dopo l’altro torniamo in silenzio nella cassetta del nulla…”

    da Gesualdo Bufalino, “Shah Mat. L’ultima partita di Capablanca”, a cura di Nunzio Zago, ediz Bompiani

  5. Shah màt

    Preveggenza, circospezione, cautela.

    Mentre tentavo di posizionare il mio pedone, quelle parole tornavano e ritornavano alla mente. Mio padre era riuscito a fare di me un vero giocatore, ma era mia sorella che giocava più volentieri. E così, quel pomeriggio d’inverno, mentre “caruso” inneggiava dal grammofono, ci scontrammo.
    Il mio mondo e la mia vita, contro i profumi e la filosofia di mia sorella.

    Shah màt e la furia elettrica possedeva il mio corpo.

    Aggiunsi un minuto, poi un attimo e feci la mia mossa. Mia sorella osservava, consapevole, la fine di tutto questo, mentre continuavo a viaggiare nell’illusione della vittoria. Come sempre avevo perso fra i lunghi capelli e la sua forza magnetica. Avevo perso la mia corsa con la vita senza più rendermi conto che quella partita era terminata.

    Shah màt l’ultimo sorriso di nostra madre.

    Oggi, rigiro fra le mani un cavallo e una torre, consunti e persi dietro un antico ricordo di quel che non c’è più.
    Quei pezzi, nella loro nudità, decisero il mio futuro e la mia vita. Brevi attimi di conquista e lunghi pomeriggi di gloria persi in un arrocco.

    Shah màt e mi svegliai, come sempre sudato, nel mio letto di solitudine e di oscurità.

    Più che un post, mia Signora, il Vostro è un breve invito ad una riflessione lunga una vita!
    Congratulazioni.
    Accettate, Milady, le nostre più sentite Cordialià.

  6. Giarre:
    grazie!
    Ma passi presto questo brutto periodo.

    MariaStrofa:
    ma guarda che erano scacchi alieni ;)

    chi muove i pezzi? forse una "drosterizzazione" lo spiegherebbe…

    Elis:
    ti ringrazio per le note che porti
    vale anche qui il discorso dell'”effetto droste” del commento a MariaStrofa.

    LordNinni:
    l’intento è molto più modesto, LordNinni, cercare di trasferire in questo contenitore alcune immagini.

    ( Ricordi, LordNinni, che stasera riprende TOR!)

    Aitan:
    :)))))))))))))
    Wim Wenders ha una buona opinione del bianco e nero…

  7. Aqua:
    sulle prime avevo pensato alle Leggi di Murphy, chissà quante ne avrebbre sugli scacchi
    ;)

    Tzutzu:
    ma sono più in ritardo ioooooooooooo, con gli auguri per te!!!
    Ma a noi scorpioni si perdona tutto, no?

    Elis:
    grazie a te, è stata una bella sorpresa!

  8. …e dopotutto il bello è che una partita a scacchi, se l’avversario non fa tante storie, la si può interrompere quando si vuole e, volendo, riprenderla quando (ma se) si vuole! Scacco matto!

  9. Deve esserci in giro un terribile virus: 20 commenti a un post di soli 4 giorni nel blog di cronomoto è qualcosa che fa tremar le vene e i polsi :)

    E ora 21!

    Fai morir qualcun altro crono, che porta bene :)

  10. Tenda:
    guarda in preda ad un ottimismo sfrenato ti dico:
    nella vita è molto meglio: negli scacchi ci sono i Tempi da rispettare, ancora più rigidi, mentre nella vita spesso dipendono dalla nostra volontà, no?

    Madeinfranca:
    Sì, non sia solo un gioco crudele, era il messaggio dell’immagine
    ;)

    Cumino:
    ecco dipende dal momento, come dici tu, battaglia o danza…

    StrofaMaria:
    non ci fossi tu…
    maccome? neanche questo era un post allegro?
    :o)

    Maiab:
    validissimi, grazie!
    (ieri via sms mi è arrivato questo:”ci tenevo ad essere l’ultimo a farti gli auguri”)

  11. [Si noti la classe della Signora Cronomoto che, pur in presenza del recordo mondiale dei suoi commenti, mica camuffa il tutto rispondendo singolarmente; macché. Pur a un passo dal traguardo, sprezzante del pericolo, tetragona (e non certo tetra) a qualsivoglia illusion mondana, cumula le risposte con garbo e modestia in un solo commento!]

    Come a dir: se record mondiale ha da essere lo sia senza trucchi!

    Il Re sarà morto ma qui la Regalità regna sovrana.

    E auguri ancora, adunque!

  12. ogni corazza persa è una corazza conquistata

    [e auguri tardivi: “ogni anno in più è un anno in meno…” (scempiaggine da ascoltarsi, spero, col sorriso sulle labbra…)]

  13. io non cero. ciò la giustifica, vero?
    no, non è vero: me n’ero dimenticato che nascevi ieri l’altro. io dimentico tutte le ricorrenze che riesco..
    (scusal tritardo pegli augurrri!)

  14. StrofaMaria:
    grazie anche per il #24
    e per i rinnovati auguri
    Certo a me tetragona non lo aveva ancora detto nessuno
    :o)

    Maiab: ehm, dimenticavo:
    anche un sms sul telefono di casa, e quindi con voce automatica, inquietante, da altro soggetto:
    “Auguri, la vita a inizia a 46 anni” Mi pareva un po’ una maledizione…

    Undu:
    si spera, per la corazza.
    Per gli anni: :o))))))))))
    grazie!

    Ipse:
    giustificato, eh tu fai presto perché tanto nessuno può dimenticarsi del tuo, di compleanno!

  15. … fra le albe della vita, solo una vince!

    così mi ritrovai in quel deserto, da solo e solitario fra il sudore e una lacrima. Strano. Un attimo prima ero alla finestra e un sole pallido tentava un’alba poco convinta. Adesso, proprio adesso, mi trovo davanti all’abisso.
    Osservo e impaurito, scruto tra quel buio una luce tenue, ma che mi salvi. Piccolo pavimento a scacchi, costellato di sorrisi e dolori; di tristezza e solitudine; di clamori e silenzi.

    Meglio così. Meglio osservare quest’abisso in attesa che restituisca il suo sguardo per giocare, così, la partita decisiva: l’ultima!

    Buona serata, Milady e trattenete, ve ne prego, fra le vostre dita gli ultimi fili della nostra più sentita cordialità.

    Buona notte.

  16. Forse è perchè non si procede per prove ed errori che io non ho mai giocato a scacchi… Ho sempre però guardto gli altri affascinata dalla concentrazione quasi aggressiva dei giocatori. Bel post davvero, Giulia

  17. Giuba:
    grazie.
    A me preoccupano i Tempi, degli Scacchi. Poco quello a mia disposizione e troppo quello per l’altro giocatore.

    Ipse:
    ecco ecco, risponde Arimane
    e subito provvedo con nuovo post
    ;)

    Arimane:
    già, per una volta che faccio un post serissimo!!!
    :o)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...