Undici piani

La rete si tende  con le mani e a volte costa fatica.
Tardi. Ho provato ad accompagnare lo slancio almeno con la mente.
L’immagine  è nitida, dentro di me; sento anche l’aria e tutto intorno fermarsi per un attimo.
Non riesco ad andare oltre il punto in cui il mondo inizia a sollevarsi, eppure, stamattina, quando eravamo tutti fuori sul sagrato, ti ho immaginato sorridere di noi.

per un amico

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27 pensieri su “

  1. Non capisco se stavi spiando dopo avere aperto un po’ qualche rete di recinzione, o se stavi saltando su una rete elastica, tipo materasso, e quindi vedevi le cose solo dal punto più alto del salto, fotogramma dopo fotogramma, e quindi poi tra un salto e l’altro si è fatto tardi ecc. ecc.
    Buon tutto.

  2. Mi pare di cogliere qualcosa di amaro ma al tempo stesso di molto tenero in queste righe. Un post essenziale, come se tu abbia guardato l’abisso ma all’ultimo momento qualcosa ti abbia fatto tornare indietro sui tuoi passi…il sorriso di qualcuno, una persona cara che forse non c’è più o forse c’è, ma in un altro modo?

  3. *

    …pensa, cara lucia, che quest’immagine l’avevo scelta
    per il commento al post precedente
    …quasi che tutti i termini “alti”
    del laborintus suggerissero un altro “sistema d’orientamento”, un paradossale orizzonte…in verticale,
    e senza “strappo da…”.

    Non una postazione/posizione,
    ma una possibilità -mobile-
    di guardare al proprio cammino,
    di camminare guardando,
    di sorridere al “sorriso”
    di un’ altra ombra.

    bisouspetitsballons!

    *un murale a gerusalemme
    di bansky

  4. Stranforte: nessuna delle due, purtroppo.

    Ari: sì, peccato che un buon sorriso, generosità d’animo, essere attenti e discreti, e nemmeno un’intelligenza fuori dal comune siano ingredienti utili in questo mondo.

    Tenda: l’amarezza è compensata dal fatto di rispettare profondamente quel gesto estremo.

    Aitan: sì, perfino l’abisso si dilegua.

    Cominciare: se ad ogni persona fosse lasciato il suo progetto…

    Madeinfranca:
    la vorrei custodire proprio qui, questa immagine
    grazie

  5. poche parole eppure difficili, difficilissime da leggere…
    e anche da commentare…
    mi trovo in una situazione simile, in cui le solite consolazioni “almeno ha smesso di soffrire” sembrano stupide quando si riferiscono a qualcuno che ami…

  6. Giarre: sì (ai perché si arriva troppo tardi, anche per pigrizia)

    Bloogo: più che accettazione ho dentro un grande rispetto

    MaiaB: No no anche per me quelle consolazioni sono idiozie. Le parole le ho scritte qui, non so ancora spiegare perché, forse perché questa è per me una dimensione in cui si possono lanciare pensieri che di solito non vengono ascoltati da nessuno, che non interessano, parole che non si pronunciano, eppure sono parte di noi.

    Remo: si rimane con dei dubbi, difficili da allontanare. Ma parallelamente a questi c’è anche una specie di forza che nasce da quello che ci è stato inconsapevolmente insegnato da chi è andato, anche così.

    Marcaspio: no.

    Grazie a chi ha saputo cogliere quello che non è facile dire neanche a se stessi

  7. Sei lieve come una brezza e intensa con le tue poche parole da poeta. A te che li bazzichi con la mente, forse verrà spontaneo pensarlo in universo parallelo:-)) Un abbraccio.

  8. Crono…ho scherzato. Non sapevo cosa scrivere e ho pensato di sdrammatizzare, perchè certi pensieri avanzati sono terribili, però è importante che tu ne abbia valutato la portata. Ne hai reso benissimo la drammaticità, da cui io voglio fuggire.
    Fuggi anche tu da essi. E’ l’unico caso in cui la fuga è ammissibile.
    Buona settimana.

  9. Ipse: ecco, magari si potesse avere tanta certezza

    Triana: :) alcuni lo sono sempre, in un universo parallelo

    Stranoforte: la natura umana impone di fuggire, sì.

    Ice: si affacciano molti pensieri, allora, sulla motivazione di certi gesti, ma non mi sento di affrontare qui questo punto delicato

    LordNinni: già l’ultimo il pensiero si è dovuto fermare.
    Lord, ma avete finito di giorovagare nei luoghi più rischiosi della Terra?

  10. Ho capito quando hai detto che il mondo si sollevava, perchè il dolore da sempre un senso terribile di peso e di sprofondamento.
    In una occasione simile avrei voluto vedere almeno il suo sorriso, invece vedevo solo il mondo salire, salire…

    Un abbraccio a te e a tutti gli amici del mondo.

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