CARGO

Lasciano il porto, immense, e vuote. Imbarcano acqua nelle stive: torneranno così, ancora gonfie ma meno impacciate, dall’altra parte del mondo e accoglieranno un nuovo carico. Quando mi capita di scivolare dentro una di loro, impiego giorni per abituarmi ai rumori sordi e ripetuti, ai cigolii, alle onde che la pressano ai fianchi, e ai miei nuovi compagni. Sopra, il mare forza dieci stappa il ponte con le unghie, sbatte le urla dei gabbiani nei condotti di aerazione perché arrivino giù nelle stive. La calma piatta è altrettanto insopportabile: falcia nella nausea molti di noi o al contrario dà il via ad un picco demografico scomposto e innaturale. Il tempo non passa mai, in questo buio di pece e muffe. Mi innervosisco e la mia rabbia monta, immancabilmente.
Assieme all’acqua di zavorra, stivati come schiavi, ci mescoliamo furiosi, moltiplicandoci. Appena possibile ci riversiamo, mutati nel corpo e nelle intenzioni, nelle acque di porti lontani. Non che dal punto di vista zoologico il mischiarsi in questo modo cambi un granché l’esistenza di noi Ibridi. Tuttalpiù diventiamo un po’ artisti, come quella volta che dipingemmo gli oceani di sensuali fioriture. Una marea rossa, a mio avviso davvero magnifica.

Quest’ultimo viaggio è diverso. Un silenzio feroce e tossico, a cui è difficile adattarsi, impone soluzioni nuove. Sarà stato anche tutto quel navigare inutile nelle mascelle dell’inferno, a farci cambiare. Quando svuoteranno le stive, ci lanceremo dal cargo a compiere il nostro ultimo sforzo, aggrappati all’acqua che ci ha accompagnato. Con l’acqua ho chiuso, a proposito. A che serve prendersela con pesci e molluschi, che pure si fanno i fatti propri. Niente più disordini batterici spettacolari. Mi adatterò a vivere nelle loro menti: un microscopico scarto temporale nei pensieri, probabilmente inavvertibile, all’inizio.

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34 pensieri su “

  1. iniziammo l’esodo per evitare le contaminazioni

    Accipichia, Lady Crono.
    Sembra di esser stati presenti a “quando tutto ebbe inizio”.

    La chiamarono “Sindrome della mucca pazza”, se non ci sbagliammo.
    Adesso viene chiamata “morbo del cargo”.
    Ecco perchè…

    Tentiamo una “vergognosa, inquietante e a perdifiato” fuga verso l’ignoto, non senza lasciarVi le nostre cordialità

    Ottima giornata

    Via!

  2. Rimbaud e Levi, Cèline e Ovidio, nello spesso salmastro di questo allucinato racconto. Contaminare, ibridare, mescolare, creare meticci e incroci è il destino confuso e seminconsapevole del viaggio di queste creature densamente fisiche, che alla fine diventano scintilla di pensiero scomodo e fecondo.
    Sembra un lamento, ma è un inno.

    (“Niente più disordini batterici spettacolari” andrebbe scritto in lettere brillanti!)

    Scosso, assai.

  3. Cominciare: taci! che è tutta colpa tua che mi parli di navi :)

    LordNinni: ma…il biplano? Vi avrebbe certamente reso meno infernale la fuga ;)

    Contaminaz… ehm Cordialità vivissime!

    Arimane: scossa, assai, pure io (per le citazioni)

    DottorCaligari: grazie. Le suggestioni sono materia tua ;)

    Aitan: ecco sì il finale è aperto.
    Un bene o un male ad esempio allungare i tempi tra una domanda e la risposta? O accorciare quelli tra decisione e messa in pratica? (cancellando l’intervallo quanti errori in più o in meno?) ok smetto di starnazzare

  4. Dopotutto la nostra vita, il mondo, l’esistenza sono come questo cargo di cui parli. Non si sa bene la rotta, o forse la si sa, ma non si sa se ci si arriverà, ecco. Siamo tutti contaminati e anche, se mi passi il gioco di parole, contaminuti… :)

  5. “…quell’ora marittima in cui le prede sono assaltate,
    e il terrore delle prede fugge per la pazzia – questa ora,
    in tutti i suoi crimini, terrore, navi, gente, mare, cielo, nuvole,
    brezza, latitudine, longitudine, strepiti…(da Ode Massima)

    acqua>stive>cargo>porto>molo…
    comunque.

    bisouscorsaires !

  6. LordNinni: il finale è aperto, certo non promette benissimo…

    Tenda Rossa: tutti nel cargo? e io che speravo di essere riuscita a non parlare degli umani, per una volta ;)

    Madeinfranca: ho letto tutta la poesia di Pessoa, che non conoscevo, dire che sono rimasta stupefatta è poco
    grazie!!!

  7. la marea rossa fu un colpo di genio, quella volta.
    un carminio con una punta di rosso d’alizarina.
    e trasformata nel cielo in pennellate di rosa.
    non sarà la stessa cosa nel grigiore delle menti.
    fossi in te, cambierei programma.

  8. senza parole…
    affascinante questo racconto tra fantascienza e mascelle d’inferno…complimenti !
    Concordo in pieno con i commenti precedenti.
    Il finale c’è eccome…inquietante assai…Il virus mutante, ricombinante ormai è nei pensieri…di tutti…?!
    Il linguaggio pure mi piace. Vi ravviso una dantesca incoercibile tendenza poetica e insieme concreta, contemporanea (cfr., Pasolini su Dante). Parole come spermatozoi costretti loro malgrado a fecondare…come virus a mutare.
    In questo mondo sempre più mascella d’inferno, in cui però è dolce ibridarsi…potendo, volendo. violando.
    Un bacio
    alfar

  9. giarina: ci vorrebbero i tuoi colori…
    (per il grigio ho un debole, difficile da controllare)

    al farach: benvenuto, beh forse non è il momento migliore, qui nel cargo, ma c’è posto ;)
    grazie per tutte le tue parole

    maia: poco da invidiare, metti che soffra il mal di mare?

    ago: sì, contaminiamoci tutti ;)

  10. Quanto sei brava e densa nella scrittura! La metafora è lì, ma coi contorni sfumati, che niente è scontato e poi, nello stesso tempo, ti senti immerso in qualcosa che ti riguarda sempre così da vicino, che riguarda noi umani, qui e altrove, in mondi paralleli così prossimi da sentirti risucchiare dentro. Bellissimo.

  11. Casalingaprecaria: grazie, vengo presto a controllare come stanno i tuoi nerd :)

    TendaRossa: va bene, passerò al mondo inanimato…. :)

    Triana: ti svelo un segreto, ma che resti tra noi: la valeriana che prendo per tentare di dormire trasforma e colora in sogno (o incubo) gran parte delle mie ore di sonno.
    ;)

  12. Poemetto in prosa davvero bello, e insisto nella definizione di fantascienza intimista visto che nulla quasi avviene al di fuori ma le apparizioni sono tutte pensate, sentite; niente di truculento o di spettacolare, ma questo è lo stilo tuo – ed è così che deve essere. Penserei a una serie (che già c’è) di rivolgimenti di mondi e universi tutti avvertiti nella sensazione psichica dell’io narrante (ostia come parlo bene).

    ciao

  13. Scrittrice Lady Lucia.
    Scrittrice degli “animi” e delle paure umane, mia Signora. Tutti abbiamo paura delle “contaminazioni” di ogni ordine; tutti abbiamo paura di contaminare, anche se, in verità, sottaciamo. Rimane la considerazione ultima: pur di sopravvivere, possiamo sopportare contaminazioni o contaminare. Muti, ma inesorabili spettatori di un futuro che “leggiamo” ma non osiamo confessare.

    Serena giornata…
    (Andiamo di fretta, perdono!)…

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