QUESTIONI  DI ARREDAMENTO
 


 

Con questa nuova luce che illumina la stanza, mi accorgo solo ora di quanto è spoglia.

La calda tonalità di grigio chiaro che avevo scelto per i muri sembrava bastarmi.

Perché non  appendere dei momenti alle pareti?

 

Le possibilità di scelta sono ampie. Già immagino gli istanti più belli, sospesi, ben spaziati, come quadri d’autore. Frugo tra i ricordi ma, appena li spillo al muro, perdono la loro originale brillantezza. Corro avanti a cercare altri momenti: i ricordi dal futuro, quelli che vorrei lo diventassero. Come trompe  d’oeil concederebbero  nuove prospettive a questa stanza.

Ma non ho il coraggio di esporli, né di osservarli io stesso troppo a lungo: lo sguardo riconoscerebbe presto, molto presto, la loro natura illusoria, svilendoli.

 

Sono incerto. Mi sto chiedendo seriamente se non sia piuttosto il caso di lasciare spoglie le pareti della stanza, e limitarmi a incursioni tra pochi fotogrammi che appartengono alla memoria e all’immaginazione, evitando sovraesposizioni avventate. Contemplo così, in controluce,  il vuoto apparente  e dedicato.

 


Variazione Miskin
(di Miskin)

In una casa affogata nel verde giù sulle sponde di un lago sereno dormo profondamente in un letto ad acqua rotondo. Gli occhi palpitano a contatto con una lama di luce che si apre nella stanza asciutta. Aprendo gli occhi velati di sonno guardo l’altra riva buttarsi nell’acqua calma e profonda, sono promontori dolci come miele che cola, si specchiano paesini d’intonaco sbriciolato, ogni uno col suo campanile, punto di riferimento sonoro di chi pesca nel tempo. È una vetrata curva che si estende per tutta la parete la mia finestra, corre da un punto all’altro incorniciando fughe profonde. Tutta la struttura della casa è circolare e si sviluppa su tre piani, ma nel centro lo spazio è libero dalla terra al cielo, i piani sono su vari livelli come dei ripiani aggrappati alle pareti uniti da una scala in ferro esile e essenziale nella sua semplicità. Sulle pareti corrono mensole lunghissime colme di libri impilati stretti sul mattone vivo. Lo spazio è unico ma dinamico, i piani sono montati su un binario che corre intorno a tutta la casa e il vento fa muovere le stanze aperte lentamente come argani idraulici spostano pesi inimmaginabili. Tutto ruota su se stesso e mi sembra di stare seduto dentro l’obiettivo di una macchina da presa.

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18 pensieri su “

  1. un altro dubbio sarebbe: come far entrare nei muri i momenti che vale la pena di avere davanti allo sguardo: svolte, felicità, dolori di crescita, istanti di pace, ferite… troppi, per quattro muri. Per chiunque.
    (è un vertice, questo post, crono…)

  2. cominciare: segnaletica stellare? :)

    giarre: piaceva tanto al monolite ;o)
    si era messo in testa di cambiare l’arredamento, fermo al 2001, vuole stare al passo con i tempi, dice.

    arimane: sì, non occorre fare entrare tutti quei ricordi dal passato o dal futuro incastrandoli a forza nelle pareti, forse basta percepirli.
    (vertice? caduta, probabilmente…)

  3. Anche perché il vuoto lo puoi riempire, ciò che è spoglio lo puoi vestire. E con tutto quello che la tua fantasia del momento saprà consigliarti. E poi è più bello domandarsi che effetto farebbe la parete se ne cambiassi l’aspetto che dover constatare che, mutato l’aspetto, non ci piace più…

  4. “evitando sovraesposizioni avventate. Contemplo così, in controluce, il vuoto apparente e dedicato.”

    Gombrowicz, grande scrittore polacco, sarebbe molto d’accordo con questo finale. In uno dei suoi famosi saggi (uno di questi è “contro i poeti) sostiene l’assurdità di una parete ricoperta di quadri: perché il quadro vorrebbe gridare a tutti la sua unicità mentre si trova costretto a dividere la parete con tanti altri (detto a proposito delle mostre); ma anche in un arredamento privato vale la stessa cosa. Parla la parete spoglia di sé: o se fosse il caso soltanto un oggetto, un quadro, a dire tutto, solo e soltanto.

    Ti nomino sorella d’elezione di Gombrowicz.

  5. Monolit

    La memoria, l’immaginazione.
    Spesso cause del nostro allontanamento dal mondo … “di quà“.
    Potrebbero essere, comunque, orpelli inutili (sempre la memoria e l’immaginazione), Milady, se il “mondo di là” fosse più coerente con i nostri ricordi “futuri“.
    Chissà quanti ricordi in più avremmo. Oppure in meno.
    Non lo sappiamo.

    Ma quella stanza, Milady.
    Quella stanza è forse quella delle opportunità? Oppure quella dei pregiudizi? Forse i nostri istanti più belli meriterebbero di non essere mai esposti (La polvere del tempo; il deterioramento della memoria … chi lo sa …)

    Il Vostro “Io” ha, comunque, parlato in tono maschile.
    La mascolinità della decisione che … non si riconosce dentro la femminilità delle intenzioni, buone, di ulteriore abbellimento.
    Chi lo sa…..

    Rimane un’angosciosa risposta: Il “Monolite” sacralizzato nei canoni del dubbio …
    Ecco una risposta pervenuta prima della domanda.
    Cosa appenderete a quella parete? Cosa non appenderete? Quel vuoto riuscirà ad abbellire il vostro mondo “grigio/chiaro?” al di là dell’arredamento?
    Il “Monolite” produrrà sue terze parti, per scissione (sarebbe la fine, forse…), oppure semplicemente sparirà?

    … Sono incerto. Mi sto chiedendo seriamente se non sia piuttosto il caso di lasciare spoglie le pareti della stanza, e limitarmi a incursioni tra pochi fotogrammi che appartengono alla memoria e all’immaginazione …

    Vi omaggiamo Lady Cronowicz.

    Cordialità

  6. TendaRossa: sì è l’immutabile, che a volte si vorrebbe, a spaventare: se un trompe d’oeil costringesse sempre alla stessa prospettiva, allo stesso punto di vista?

    Meister: grazie, forse l’atmosfera è un po’ …vuota ;o)

    Hertz: sì, come per il silenzio, a volte.

    MariaStrofa: dicono anche che riempire le pareti in modo ossessivo sia in realtà sintomo di solitudine.
    Forse appendere i momenti alle pareti significherebbe volerli possedere tutti, sai poi che delusione spossessarsene…

    Grazie, ho sempre sognato di avere un fratello ;)

    Lord Ninni: bentornato. La stanza è quella del Presente, che a volte si trascura.
    L’io maschile …sposta il punto di osservazione.

    E se fosse stato il monolite a porsi tutte queste domande?

    Più che cordialità, questa volta un augurio per cose decisamente più serie di questo post.

    Sgnapis: hai l’occhio lungo :) forse il segreto è continuare a non appendere niente…

  7. Il trompe l’œil non fissa la realtà
    ma un misto di inganno e
    di verità… forse testimonia
    dell’illusoria convinzione
    -tutta umana-
    che…tutto potrebbe durare.

    bisousdéguisés!

    *Samuel va Hoogstraten

  8. Name: Mono
    Fname: Lit

    Notizie familiari certe.

    La madre (Origini rivierasche ed anche un po’ ingrassata!)

    Il Padre (In primo piano con i fratelli)

    La Moglie (Una donna molto grezza, in verità. Il matrimonio fallì quasi subito.)

    Il Dott. Chandra (Postulante della “Causa di Beatificazione”)

    Il “Santino” emesso per la sua causa di Beatificazione (Con una moglie così …)

    Certi di averVi fatto cosa gradita, Milady, vogliate “accettare” le nostre più vive Cordialità.

  9. In una casa affogata nel verde giù sulle sponde di un lago sereno dormo profondamente in un letto ad acqua rotondo. Gli occhi palpitano a contatto con una lama di luce che si apre nella stanza asciutta. Aprendo gli occhi velati di sonno guardo l’altra riva buttarsi nell’acqua calma e profonda, sono promontori dolci come miele che cola, si specchiano paesini d’intonaco sbriciolato, ogni uno col suo campanile, punto di riferimento sonoro di chi pesca nel tempo. È una vetrata curva che si estende per tutta la parete la mia finestra, corre da un punto all’altro incorniciando fughe profonde. Tutta la struttura della casa è circolare e si sviluppa su tre piani, ma nel centro lo spazio è libero dalla terra al cielo, i piani sono su vari livelli come dei ripiani aggrappati alle pareti uniti da una scala in ferro esile e essenziale nella sua semplicità. Sulle pareti corrono mensole lunghissime colme di libri impilati stretti sul mattone vivo. Lo spazio è unico ma dinamico, i piani sono montati su un binario che corre intorno a tutta la casa e il vento fa muovere le stanze aperte lentamente come argani idraulici spostano pesi inimmaginabili. Tutto ruota su se stesso e mi sembra di stare seduto dentro l’obiettivo di una macchina da presa.

  10. Madeinfranca: grazie, sempre immagini – illusioni! – perfette!

    Casalingaprecaria: Benvenuta!
    (non appendiamo niente…)

    Lord Ninni: l’album di famiglia! :)
    Cordialità!

    Miskin: grazie.

  11. Sono attratta dagli spazi vuoti, essenziali, ne sento il bisogno, ma poi non riuscirei a viverci. Piano piano riempio di quadri, foto, oggetti, libri impilati ovunque – che le librerie sono già piene e non so dove metterne altre, vestiti, disordine. Sono sempre assediata dal disordine e gli oggetti perdono la loro funzione simbolica. E così sogno di liberarmi di tutto, ripristinare spazi vuoti in cui vivere, ripristinare spazi interiori. Ma poi le pareti spoglie, quando le trovo, mi danno subito voglia di vestirle.

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