SOLO UNA NUVOLA

 

 
Si spintonano, euforici, sotto il sole del primo pomeriggio, per stiparsi nel mezzo che li porterà all’aeroporto: una gita scolastica più grande di loro, all’estero.
Non dovevano neanche farlo quel viaggio, programmato per un’altra classe.
I genitori cercano un ultimo saluto, alcuni rispondono sorridendo, altri, come Serrati e Volta, guardano imbarazzati verso il basso, apparentemente concentratissimi.
La madre di Serrati si allontana silenziosa, si sente troppo leggera, come se qualcosa sfuggisse, altrettanto leggero, verso l’alto.
 
Arriva una telefonata mentre cincischia al pc, in questa giornata colma di dettagli precisi e transitori che  non è in grado di fermare.
Mamma, sta arrivando, vai via!
Cosa sta arrivando?
La nuvola.
Apre la pagina delle notizie e vede.
Ma dov’è? E di cosa è fatta, così nera e densa?
Ne discute con la Mappa del Vento.
L’aria si sposta in due direzioni diverse.
Due direzioni diverse?
Sì, a terra verso Sud-Est e negli strati superiori verso Nord-Ovest.
Verso l’aeroporto?
Sì.
Quindi sta raggiungendo i ragazzini.
Sì, ma anche te.
Loro continuano a giocare, blindati nell’aeroporto, ancora tre ore prima del decollo.
Ma da dove viene?
Da Quella Fabbrica.
Quella? Ma non era stata abbandonata?
Si ma producevano ancora qualcosa.
Cosa?
Non lo so. Stanno raccogliendo i dati di tutte le fabbriche della zona, ma nessuno sa niente, nemmeno chi ci lavorava dentro e cosa veniva prodotto.
La nuvola prende forma e consistenza, allarga le ali lentamente, alzandosi.
Il cielo ormai nero, eclissando il Sole, diventa freddo e pesante e inizia a scendere.
Sembra che entri nelle case, le comunicano intanto dall’Avamposto Nord.
Se almeno quest’ultima ora che li separa del decollo passasse velocemente…
Il pensiero si fa messaggero.
Chiude gli occhi, sperando che il Tempo questa volta la ascolti.
 
Bussano alla porta.
Cosa ci fai qui? Siete tornati indietro?
No, mi ha portato indietro la nuvola. Non era cattiva, vedi?
No, hai ragione.
Ma butta l’occhio sull’ora, e la data…


*
* Altre nuvole © G.R.

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18 pensieri su “

  1. Questo per me è un esempio “classico” di come si possa trasformare un fatto di cronaca angosciante, seppur particolare, in un fatto universale; tramite la mediazione estetica; o la capacità di astrarre dal caso in questione quegli elementi che riguardano tutti nel passato e nel presente. La nuvola, nonostante il carico angoscioso, ha la leggerezza narrativa di cui parla Calvino.

    Trovo che sia una cosa molto bella, la realizzazione, molto meno bello, sicuramente, il motivo che l’ha ispirata: ma in questo modo riesce a catturare l’attenzione sulla cronaca e a renderlo “esemplare” proprio perché se ne distacca e si pone come fatto estetico.

    Mirabile. Soprattutto la conclusione, giocata, tra favola terribile e realtà

    ciao

  2. Ogni esplorazione dell’intimo mi affascina. Il tuo modo di scomporre il tempo lo trovo sempre interessante. Non è facile gestire la macchina del tempo, spesso s’incorre in vuoti narrativi che non trovo mai qui da te!

  3. MariaStrofa: difficile “estrarsi” completamente, in certi momenti.
    Tra il rischio per il “troppo vicino” e il desiderio di continuare ad utilizzare il blog con spontaneità, (mi) ha vinto il secondo.

    Cominciare: l’esplorazione di quanto ci riguarda è pericolosissima (l’effetto diario);
    come dice qualcuno (che ringrazio) l’importante è, mentre si dipinge, non guardarsi mai l’ombelico.
    Mi piacerebbe tenere a mente questa cosa.

  4. La nuvola, che può essere presa come immagine di tutto ciò che è soffice, leggero, innocuo nel tuo racconto – davvero straniante, un po’ kafkiano – diventa simbolo di qualcosa di pericoloso, con quel cielo nero, freddo e pesante. Fortunatamente dico: tutto è bene quel che finisce bene :)

  5. …sì…sì…sììì
    tutti hanno detto tutto
    su ciò che hai detto tu
    …beh,allora anch’ io ti dico ciao…
    (con questa di De André):

    Le Nuvole
    Vanno
    vengono
    ogni tanto si fermano
    e quando si fermano
    sono nere come il corvo
    sembra che ti guardano con malocchio
    Certe volte sono bianche
    e corrono
    e prendono la forma dell’airone
    o della pecora
    o di qualche altra bestia
    ma questo lo vedono meglio i bambini
    che giocano a corrergli dietro per tanti metri
    Certe volte ti avvisano con rumore
    prima di arrivare
    e la terra si trema
    e gli animali si stanno zitti
    certe volte ti avvisano con rumore
    Vanno
    vengono
    ritornano
    e magari si fermano tanti giorni
    che non vedi più il sole e le stelle
    e ti sembra di non conoscere più
    il posto dove stai
    Vanno
    vengono
    per una vera
    mille sono finte
    e si mettono li tra noi e il cielo
    per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

    …e con bisous

  6. Hertz: altro che nuvole nere, da te vedo cieli limpidi riaperti.

    Aitan: sì, ogni nuvola ha il suo carico di piccoli o grandi guai.

    Brianzolitudine: benvenuto! ( e grazie)

    Nebbie: grazie e …bentornata :)

    Giarre: ciao ;o)

    Giorgetto: in realtà non volevo postarlo perché legato ad un evento reale. Strofa ha sempre parole troppo buone, qui (perfino Calvino, cita)

    Madeinfranca: questa proprio non mi era venuta in mente!

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