FINE CHIMICA. O PER DECADIMENTO, SE PREFERITE (Fine del Mondo n°2)


 

"seduto su un gradino della piccola scala di pietre, mentre il sole gira lentamente io guardo la montagna della mia vita ma lei non mi guarda, essa è chiusa nei suoi impenetrabili pensieri e nella concavità dei suoi precipitosi grembi le ombre si dilatano e si rattrappiscono lungo gli apicchi, rammentandomi strani incontri della giovinezza perduta…" (Dino Buzzati)

 

 

Anche oggi Teo ha lasciato il Bunsen acceso.

Ma cosa passa per  la testa di quel ragazzo,  sempre con i pensieri  aggrappati come un’ombra alle sue Dolomiti. E’ da lì, che è arrivato.

Ieri gli avevo chiesto di passarmi l’etere e lui, con i suoi occhi intensi e perduti da angelo in difetto, mi ha sorriso respirandolo, prima di scivolare a terra.

Stamattina ho visto che incideva con l’acido cloridrico il suo nome sull’avambraccio.

Mi spaventa, quando fa così, ma in questo corso hanno deciso che gli esperimenti e le prove saranno portati avanti  da coppie di  studenti.

Un sorteggio,  lavoriamo  insieme. Lo siamo stati dal primo giorno di frequenza: quasi riconoscendoci da  angoli opposti dell’aula magna, ci siamo avvicinati  in una danza sincronica agli ultimi due  posti rimasti, uno accanto all’altro. Immuni così dal  vociare stonato e troppo forte e inutile.

L’intesa, taciuta persino tra noi, è probabilmente  percettibile dall’esterno:  nell’aula di Anatomia Patologica, il professore spiega  spostando lo sguardo alternativamente su di lui e  su di me, come se cercasse di capire cosa scorre tra noi. Amiamo entrambi quell’aula,  accarezziamo i banchi di legno, respiriamo l’odore un po’ antico di conoscenza e formaldeide, col quale stiamo familiarizzando e  che ci rende elettrici. Questo, scorre.

Una sera ci siamo ubriacati, e mentre camminavamo sciolti e un po’ scomposti sotto i portici che diventavano nostri, lo abbiamo incontrato, ci ha sorriso, forse con la maliziosa certezza di aver ordinato il mosaico, commettendo invece un  errore.

Tutte le ragazze  cercano Teo, sarà per quei tratti del volto  perfetti ma inconsueti, quasi femminei, alieni. Lui si rifugia nella mia compagnia, spesso silenziosa, e nei suoi personali esperimenti. E’ una corda di violino, vedo le sue mani tremare appena, anche quando indossa la sua faccia di gatto e  i suoi occhi chiari e liquidi si fanno quieti. Costruiamo silenzi apparentemente asettici che sono invece zone franche, nelle quali il suo imbarazzo in questo mondo può allentarsi. Siamo  complici, anche se non so bene di cosa.

 

Oggi è l’ultimo giorno a disposizione per portare a termine la nostra prova, è agitato, ha già rovesciato del Manganese dove non doveva, dovrò ricordarmelo, più tardi.

Vorrei tenerlo d’occhio, ma non lo posso vedere mentre fonde il Piombo.

Odio quel passaggio, lo lascio a lui, so che ne è attratto.

Chiudo il Bunsen di nuovo: esce solo  gas, rischiamo di saltare tutti.

Non dico niente, alzo un muro difensivo che contiene l’errore dell’esperimento che si ripercuoterà a cascata sul risultato finale, il Bunsen assassino,  il metallo fuso che sta arrivando ondeggiando, carico di presagi, con Teo.

Il crogiolo è pieno di Piombo fino all’orlo, non è possibile, era partito da qui con un frammento.

Gli chiedo ridendo se ha deciso di fare l’alchimista  piuttosto che il chimico e vedo il suo sguardo brillare ma farsi obliquo evitando il mio.

Consegno la nostra relazione, già domani avremo il risultato. Ho corretto a ritroso le formule detraendo lo sbuffo di Manganese, ma per quello che è successo al Piombo non posso fare niente: non so cosa è accaduto realmente sotto la cappa.

 

Non riesco ad addormentarmi stasera, con questo pensiero, una variabile anomala  che mi complica l’ordinario rassicurante scivolare nei sogni.

Uranio, penso. Di nuovo uno dei suoi esperimenti, questa volta sospeso tra chimica, alchimia e un lampo di intuizione che cade  oltrepassandoci, lontanissimo.

La vostra  prova è andata persa, ci dicono, ma avete superato l’esame a pieni voti.

 

E così, caro Teo, dopo tutti questi anni,  tu sarai probabilmente uno scrittore, non un chimico,   ancora tra quei monti che forgeranno le tue scritture come tu sapevi giocare con metalli e metalloidi, e intanto io  mi addormento con un nodo che mi strozza la gola,  pensando a cosa accadrà veramente  quando tutto l’Uranio sarà trasformato in Piombo, e la Terra, appesantita, inizierà a cadere.

Sorrido, disperata, ricordando la tua piccola prova generale della fine del mondo.

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21 pensieri su “

  1. ciao, mi ricorda deliziosamente le lezioni e le prove di chimica del liceo. Rivivendo l’atmosfera di quei tempi in una nostalgia che prefigura uno scenario cupo. Anche la scrittura è una chimica… e molte volte ci sono soltanto piombo e uranio.

    ciao e buona giornatona :)

  2. Aquatarkus giustamente mi fa notare una magagna, ricordandomi che il peso atomico dell’Uranio (238) è più alto di quello del Piombo (207) quindi, dice:

    a rigor di logica la Terra con tutto l’Uranio trasformato in Piombo dovrebbe risultare più leggera (e magari allontanarsi dal sole se non fosse troppo bassa la quantità di metalli transuranici nel mantello).

    A me la Fine del Mondo proposta da Aqua piace molto, tra l’altro. Rovescia il mio proposito, con uno scarto geniale.

    Avevo messo da parte la Tavola Periodica, concedendomi una licenza letteraria (letteraria è una parola grossa, in effetti, lo so) considerando l’idea, la pesantezza del Piombo nell’immaginario collettivo, (come sto andando?)
    come possibile causa della caduta della Terra.

    grazie Aqua!!!!

  3. A ripensarci basterebbe sostituire il Nichel o il ferro all’Uranio e il racconto funzionerebbe perfettamente (probabilmente l’umanità si estinguerebbe prima che la terra precipiti nel sole a causa della scomparsa dei poli magnetici e delle fasce di Van Allen per non parlare del ferro utilizzato dagli organismi viventi nella loro biochimica come ad esempio l’emoglobina)
    il tuo affezionato AquaT

  4. bello , mi piace … anche se a me piacerebbe pensare all’uranio trasformato in sodio …. pensa un pò a che stranezze vo dicendo :-))
    buondì
    C.K. :-))
    ps : crono posso dirti na cosa?
    ogni volta che vengo qui me piglia un colpo …. la foto del tuo avatar ! … uguale a mia madre :-))
    ciao

  5. […poichè è solo la specie che, in assoluta innocenza, si assume tutta la responsabilità del crimine, il crimine stesso non fa che uscire dal corpo come il fiore dalla painta…]

  6. mi piacciono – tanto – reazioni come queste, risolvibili solo con l’intuizione, e col cuore, forse. A occhi chiusi, comunque, dopo aver letto; assaporato…

    si rifugia nella mia compagnia, spesso silenziosa, e nei suoi personali esperimenti. E’ una corda di violino, vedo le sue mani tremare appena, anche quando indossa la sua faccia di gatto e i suoi occhi chiari e liquidi si fanno quieti. Costruiamo silenzi

    buone cose
    r.

  7. MariaStrofa: eh, mi sono lasciata trascinare dalla nostalgia per la chimica; per ricordarmi gli elementi nell’ordine esatto della tavola li personificavo, e così mi perdevo ancora di più :)

    Giarre: grazie, speriamo manchi ancora molto tempo… ;)

    PaoloFerrucci: ho un debole per la chimica, confesso.

    Aqua: è bello poter fare questi discorsi dai nostri salottini sorseggiando il the, tu su Tor, io su Nibiru…pensa invece come dormiranno stanotte i Terrestri col pensiero della Terra che si allooooontanana dal Sole, la scomparsa dei poli magnetici e…l’emoglobina!

    C.K.: grazie, Sodio? non è innocuo nemmeno lui, però…
    ((P.S. un abbraccio ))

    Cominciare: umani innocenti e imperfetti…

    Remo: benvenuto!
    credo che una parte di cuore, in qualche modo strappata (gioiosamente) da noi stessi, accompagni ogni buona intuizione.
    O “reazione”, come quella spontanea, fatta di piccole cose e niente altro, tra quei due studenti.

  8. Ma che splendido splendente questo post. Senti, più ti leggo e più colgo un’impennata qualitativa nei tuoi ultimi post. Questo è bellissimo. Sa molto di letteratura mitteleuropea (quindi Musil, Kafka ma anche Svevo, specie l’ultima paginetta de La coscienza di Zeno) il tuo modo di scrivere perché si nutre di una contiguità tra letterario e scientifico che spesso da noi in Italia manca (qui la letteratura, lì la scienza). Una sorta di chimica umana, di chimica dei sentimenti, un’alchimia delle emozioni. E poi c’è un sottile umorismo, tra le righe, un’ironia intelligentissima e nascosta. Il finale è bellissimo, davvero – complimentissimi.

  9. Beh, Milady, noi restiamo in attesa della “Fine del mondo n° 10.000”. Infatti, da dove Vi scriviamo, ancora, tale funzione (la terminazione, intendiamo) ancora non è stata valutata. Credeteci: una vera noia.

    Per quel che Vi riguarda, invece, la “chimica delle cose terrestri” sembra appartenervi. Bene: gradevole interludio. Vi leggiamo sempre, mia Signora (o meglio: quando non dormiamo,sicuramente!).

    Lasciamo, tra queste righe, i sensi (ed i brividi) della nostra stima per Voi ed i Vostri affezionati lettori.
    Cordialità
    (Infrangemmo il 1° Postulato sull’anonimìa e la prima legge del Loggionista: ci stavamo annoiando un po’ troppo …).
    Arì saluti…

  10. Tenda Rossa, arrossisco: mitteleuropea, anche :)
    A proposito dove devo spedire la melchizédec -30 litri-di Champagne?

    LordNinni: non mi pare che ci si annoi dalle Vostre parti, dove potete rilevare “l’assenza di linee d’orizzonte”.
    Certo anche Voi in quanto a sogni…
    Contenta per la “caduta” dal Loggione.

  11. I miei professori di chimica fino ad ora eran tutti svitati e nel dipartimento di chimica ho incontrato almeno due persone completamente pazze… Ecco, in breve, il racconto, oltre che piacermi, mi è parso anche verosimile…

  12. piombo o non piombo a me questo conto mi piace molto.

    e mi son ricordato di questo:

    leggera piomba sul bene e sul male
    la loro dolce fretta di godere
    (S. Penna)

    Lo so che non c’entra. Ma l’ho pensato, quindi c’entra.

  13. Questo tj newton da “Opera in nero”, suscitatore di inquietudini – ma anche di delicate attrazioni – comprensibili forse solo alle sue montagne, è uno dei personaggi più belli che si sia visto passare da queste parti (ma si rischia di far torto a tanti: il Messaggero, la Lettrice, Fulmine, lo Scarabeo le chatter “mitologiche” del Simposio…). Fortunata, Crono, ad averlo sentito affacciarsi alle porte della sua immaginazione. O forse ad averlo visto – lui, pur così diafano – grazie, forse, a chi pure scriveva ispirato dai “suoi” giganti di roccia.

  14. Birambai: c’entra!! “… La sera
    cade più densa ormai…”
    ‘Notte Bobboti :)

    Arimane: sì Teo potrebbe essere stato l’uomo che cadde sulla Terra. Immaginato o reale, non decido io, a questo punto…
    Messaggero ti manda (solenne) un saluto

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