RABBIA (FINE DEL MONDO N ° 1)

 

Ricordo anni un po’ lontani quando  in montagna si  parlava di rabbia, era arrivata fino a lì; bisognava tenere dentro i cani e stare attenti.

Ascoltavo queste chiacchiere distrattamente, avevo altro a cui pensare il pomeriggio  in cui arrivò la notizia: il temporale si portava via  la luce,  e io giocavo ostentando un  coraggio non mio, con la cera delle candele, i fiammiferi, quelli “svedesi”, e piccole cose cui davo fuoco.

 

Più tardi,  mentre cercavo di addormentarmi, i tuoni si avvicinavano ancora.

Dal Monte Altissimo e da Cima Telegrafo li sentivo scendere, collerici; subito rimbalzavano a Nord sul Monte Sparavieri, probabilmente. Si intrufolavano nell’Abisso di Cima di Mezzo, correvano giù verso il Monte Pastello, troppo vicini, ormai.   Mi davano una piccola tregua  tuffandosi a Sud nelle valli per  spaventare  la madonna dei Vai e andando a illuminare di lampi coreografici il  Ponte di Veja. Evitavano, furbi, di azzardarsi nel  Covolo di Camposilvano, dove si annidavano condizioni atmosferiche imprevedibili,  zigzagavano tra  i monoliti carsici allineati nella Valle delle Sfingi (lì avrebbero potuto davvero farsi del male). Lasciavano sempre in pace il  Corno Mozzo, già triste di suo e il Vajo Alto, da cui era difficile tornare. Aggiravano, scaltri,  il Monte Purga, Cima Trappola e, soprattutto, il Monte Tomba.

 

Sento dei brividi, forse  di febbre, e qualcosa mi punge o mi morde  un braccio, credo.

Chiamo aiuto.

Mamma, sarà la Rabbia?

 

Arriva il dottore, che sento sussurrare ai grandi:

Stanno andandosene tutti,  per la rabbia o per il vaccino.

Come per il vaccino? Penso, ingenua.

 

Entra nella mia stanza con modi sicuri e la sua borsa di salvezze,  mi chiede solennemente:

Sei sicura di essere stata morsa? Perché nel caso non fosse vero e facciamo il vaccino …

Non finisce la frase.

 

Ma cosa ne so se è un sogno o sono stata morsa davvero? Cosa devo rispondere? Cosa  importa a me che ho sei anni,  se quel piccolo paese di montagna, o magari tutto il mondo sta per essere  falciato dalla  rabbia o dalla iatrogenesi?

 

Mi sveglio di colpo, febbre alta, il cane entra scodinzolando nella mia stanza.

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27 pensieri su “

  1. Ricordo di un fulmine che attraversava il mare.
    Adesso i tuoni percorrono le cime dei monti.
    Quello era leggero e incosciente, questi sono scenario perfetto per una storia (perfetta) di coraggio e di paura.

    Fedele al tuo nome, Crono, fai viaggiare nel tempo: il fungo atomico si inquadrava perfettamente, pauroso, nella finestra della stanzetta, nelle notti di febbre e di delirio; ma cera e fuoco erano pure i compagni prediletti negli esperimenti di coraggio: quasi che a saperli controllare si potesse riplasmare il mondo, dopo la fine.

    Bello, che a salvare il mondo sia l’allegria scodinzolante di un cane, piuttosto che l’ambigua “borsa delle salvezze” (!) del dottore.

    Questa storia è un morso, sì.
    O una puntura?

  2. TendaRossa: certi incubi a volte sono talmente sovrapponibili alla realtà che restano lì in un angolo per un giorno, o per anni; poi ti viene voglia di alleggerirli, in qualche modo.

    Arimane: facile trovare fulmini e tuoni, da queste parti.
    E per fortuna un giorno si è deciso di togliere il parafulmini, da quella casa. Li attirava…
    Coraggio e paura: spesso le presunte borse delle salvezze sono vuote, meglio farsi coraggio (sorridendo).

    Aitan: il tuo è un racconto intero in una frase.

    Elis: sì, vorrei capire anch’io perché a volte sembrano più veri della realtà.

    Aqua: apri sempre una porta in più. Mai fidarsi dei sogni, ma a volte sono lì a suggerire qualcosa; mi svelassero l’enigma del numero 8 su Tor sarei felice ;o)

    MariaStrofa: no giuro, non rifiuto i sogni!!!

  3. I tuoi mondi hanno sempre un tema dominante, nell’altro erano le piante in questo i luoghi, parli della rabbia che prende prima o poi tutti gli esseri pensanti, parli di un vaccino, vorrei inventare il vaccino alla stupidità e somministrarlo alle persone intelligenti per fare in modo che non mi deludano mai.
    Ammazza e che sogni, un vero e proprio delirio!

  4. Meister: già, si potrebbe chiedere al Sogno il suo punto di vista.

    Ago: forse un vaccino contro l’intelligenza fredda tronfia e sterile non sarebbe una cattiva idea.

    Stranoforte: grazie! Certo che anche tu in quanto a incubi blucobalto… :)

    Birambai: temo di sì :-)))

    Aquatarkus:
    pensa che solo alla terza lettura ho capito perché mi fai gli auguri, altro che festa della donna!!!! (Illusa) Ancora il numero 8!!!!!
    Cronomot

  5. Volevo esser fra i primi a commentare, ma c’era bisogno che questo post mi lavorasse ai fianchi, fino a suggerirmi il sogno di ieri notte, di cui dirò solo che mi ha fatto battere il cuore…

  6. dottorcaligari:
    benvenuto!
    sarei curiosa di sapere cosa fa battere il cuore a dottorcaligari.
    Verrò a rileggere silenziosamente, ormai per la quarta volta, “Il contrario di un sogno”

  7. Strano effetto “collaterale, mia Signora. In verità accadde già che un nostro sogno si rivelasse incubo, preferendo comunque il primo per il secondo.
    (Perdonate mia Signora se atterrammo col biplano fra le valli della Madonna del Vai, atterrando qualche valligiano: Mancò la fortuna, non il valore!).

    Accettate Milady (… prefèrresi con ascia bipenne a tal fine aguzzata) le nostre più vive cordialità …

    (P.S.: Vi leggiamo sempre con attenzione, durante il volo …)

    #20 bis
    10 Marzo 2007 – 00:08

    :-)

  8. Lord Ninni: sono dispiaciutissima per il Vostro biplano, ma mi basta sapere della Vostra sopravvivenza (non dubitavo…l’erba catt.. ehm un uomo valoroso come Voi si distingue ANCHE e soprattutto nelle situazioni più difficili )
    Vogliate accettare l’unica cosa che sono in grado di fare per Voi.

    bella l’idea del commento simulato: il 20bis :-))))

    Rear: grazie, forse la bambina oltre alla febbre alta aveva bevuto troppa coca cola….
    il bugiardino delle medicine spesso è meglio non leggerlo, la sola lettura a volte porta direttamente agli effetti collaterali indesiderati.

  9. ciao L.crono, per fortuna non dormendo tanto, sogno poco o niente poi non ricordo i sogni nell’eventualità li facessi!
    Ricordo invece quando avevo la febbre alta un incubo ricorrente.
    Io dall’alto di una stanza enorme con un pavimento a scacchi, vedevo me stessa in angolo in posizione di resa, e nell’impossibilità di muovere un passo o un muscolo.
    Sì era un incubo ricorrente.
    Ti abbraccio e sono contenta di leggerti, un bacione L.
    franca

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