Simposio

 dialoghi im(possibili)

 


 

M:        Se sono le cicatrici che porta un condottiero a dare  la misura del suo valore,  posso dirti che la fierezza  con cui oggi porti le tue, vecchie e nuove,  sta urlando al mondo il tuo coraggio.  Ma, dimmi,  come stanno le tue ferite, le più recenti?

 

 

S:         E’ stata una battaglia difficile, e tanto sangue per nulla. Non sono le ferite a farmi male, ma è la rabbia ad opprimermi: ho riconosciuto  troppo tardi la malignità nello  sguardo del mio nemico. Se le mie preoccupazioni si fossero dirette dal primo istante semplicemente ai suoi tratti  invece che all’arte della guerra…

E i tuoi occhi, piuttosto, stanno bene?

 

M:        Sì, ora distinguo  meglio il contorno delle cose. Non lo sapevo, di essere in battaglia, questa volta.

Non ci sono stati vincitori. Quando i nostri eserciti si sono incontrati  i suoi ornamenti scintillavano con tanta violenza che mi accecavano dolorosamente. Avresti dovuto vederli, i nostri eserciti di mani, braccia, gambe e lance: un confronto tra  carne, singhiozzi e grida. Da lontano potevi intuirne la lenta grandezza, da vicino distinguevi il colore carminio del sangue e quasi potevi assaggiare il sapore delle lacrime.

La tensione accumulata si è sciolta all’improvviso; eravamo l’uno  di fronte all’altro, e i nostri occhi si sono incontrati.

Ci siamo riconosciuti, non come nemici: in ognuno le stesse paure, ci siamo specchiati nelle nostre ferite in silenzio. Le risposte già dentro di noi, mute anche quelle.

 

Vedo invece che le tue scure premonizioni  non sono  state smentite dall’esito della battaglia.

 

S:         No, ma la mia guerra si è finalmente conclusa, o così credo: difficile combattere contro gli Dèi. Si divertono  con le  parole  che si trasformano in  frecce al loro arco, quasi impossibile  difendersi. Ci conoscono così bene…

Per loro è un gioco, ti isolano da tutto e da tutti,  ti ritrovi  in solitudine, che pensi una roccaforte, quasi un abbraccio, ed è solo un antro scuro. Anche loro sono succubi, di una parte di pensiero che non gli appartiene: ci invidiano vivacità e freschezza.  E anche gli Dèi sono soli, ma quella è una solitudine diversa,  perché porta altre vesti, che ha i colori dell’amarezza.  Per questo vorrebbero tenere  anche noi in quello stesso arido abbandono.

Ma non hanno colpa, sono fatti così.

 

 

M:        Non sono Dèi, sono uomini, e dopotutto sono anche le loro debolezze a confonderci ancora di più. Ma siamo ancora qui, a confrontare  le cicatrici, come quella volta a Rodi, ricordi? Eravamo alle terme  e tu scrivevi. Era bello guardarti: ogni pensiero che volevi trasformare in parola illuminava il tuo sguardo e sorridevi, senza accorgertene. Bevevi e scrivevi, e parlavamo,  il tempo si era  fermato, quel  giorno, o forse lo avevamo fermato proprio noi. Il colore del vino sostituiva quello del sangue, le terme avevano preso il posto dei campi di battaglia, i nostri corpi erano nudi, senza le pesanti armature. Nessuna difesa eppure stavamo bene.

E come sono oggi le tue  scritture?

 

S:         La scrittura è la mia salvezza, mi conosci bene,  dopo ogni combattimento  mi rinnovo grazie a lei e ai miei sogni. Ma ogni volta che tutto è scritto e devo staccarmi dalle mie stesse parole, dilaniandomi, inizia un tempo vuoto, malinconico, che posso riempire solo riprendendo le mie guerre.

Non mi dici nulla dei tuoi viaggi, come sempre.

 

M:        I  viaggi mi hanno portato lontano, più di quanto potessi immaginare, e così mentre le tue sono scritture dell’anima, quasi premonizioni, i miei sono segni  che viaggiano. Ogni istante ed ogni dettaglio lo vorrei trattenere nella mia memoria.  Per questo scrivo, per ricordare storie e geografie.

Adesso versami ancora un po’ di vino e brindiamo insieme, lascia questa tua tristezza, vedrai che ci  troveremo, presto, come ora, come a Rodi, nessun amico da combattere. Faremo di nuovo l’alba. Tutto  cambia, non dimenticarlo mai: anche le cose peggiori cambiano.  Ogni battaglia è anche un dono, si diventa più forti: guardati.

 

S.         Ho capito, cosa hai voluto dirmi, e forse è il tuo segreto.

 I peggiori nemici a volte siamo solo noi stessi,  quando non vogliamo vedere, quando ci arrendiamo, quando lo sconforto e la rabbia, troppo impegnati a combattere contro la nostra stessa vulnerabilità,  ci fanno dimenticare quante possibilità abbiamo dentro,   ponti preziosi. E anche questo nostro dialogo è stato un ponte.

Che meraviglia oggi, tu ed io ad inondare questa stanza di vino. Non c’è niente più bello di questo quadro e la sua luce rosa dietro.

 

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MEDUSA   (viaggiando a occhi chiusi e senza mappe)

 SIBILLA    (scrittrice di profezie)

 

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Tutto per cominciare

 

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21 pensieri su “

  1. Anch’io con medusa preferirei parlarci su MSN invece che dal vivo considerati i suoi precedenti con i poveri mortali.
    O ti trasforma in pietra anche in teleconferenza?
    (molto bello. Chapeau)

  2. Lo trovo delizioso, per la mia pignomanioleria, poi, trovare scritto Dèi accentato (questo è banale dettaglio!)

    professione di fede sulla scrittura che condivido riga per riga.

    Eccome se la salvo!

    ciao :)

  3. Aqua: per sicurezza infatti Medusa viaggia ad occhi chiusi, in modo da non “ferire” l’utente, e senza specchi.
    Grazie

    MariaStrofa: ti ho immaginato alzare il sopracciglio, mentre scrivevo “Dei”…
    Ti ringrazio per la magnanimità nel giudizio, certa che avrai comunque trovato altre pecche, o “magagne”, come le chiama l’Autorevole Comitato (per chi ancora non sapesse…vada a trovare Aquatarkus su Isolavirtuale)

  4. Qualsiasi parola è un rischio, qui, in questa storia di uomini (donne) e di Dèi.
    E di parole ce ne vorrebbero tante, almeno quanti sono quelle di Medusa e di Sibilla, quelle dette e quelle non dette, rimaste nello sguardo terrifico ma chiuso dell’una e nelle visioni forse scure, ma ardite, dell’altra.
    Che meraviglia, Crono, che inondi questo spazio di vino e di luce!

  5. BElla queata sessione di chat (a proposito sbaglio o ce n’è ancora una in sospeso…eheheh). Mi colpisce la frase Non ci sono stati vincitori. E la metto in relazione a I peggiori nemici a volte siamo solo noi stessi, quando non vogliamo vedere. Mumble mumble…quant’è vero!

  6. molto bello questo dialogo.
    a me ha colpito “ogni battaglia è anche un dono, si diventa più forti”
    se me lo permetti torno a leggere anche il resto, quello che c’è prima e quello che verrà dopo.
    saluti

  7. Triana: grazie, leggo sempre volentieri le tue traduzioni o “scempi” :-) come dici tu e il Prologo

    Ice: Cloudbuster? Dovevo sospettarlo

    Arimane: rincuora sapere che questo “sproloquio alcolico” risulta comprensibile

    Latendarossa: A volte non c’è bisogno di vincere.
    Sì: in sospeso. Ti riferisci al brillante dialogo tra fata89 e blac igol75, I presume

    Giorgetto: sì le battaglie accumulate se non ti uccidono, una volta superate, fanno sentire più forti; l’invulnerabilità assoluta (forse) non la desiderano neanche gli Dèi.

  8. “I viaggi mi hanno portato lontano, più di quanto potessi immaginare, e così mentre le tue sono scritture dell’anima, quasi premonizioni, i miei sono segni che viaggiano”: splendido, mi sento riflessa…

  9. biancac:vedo che viaggi…con ottimi risultati per le tue scritture ;o) (ricorda il caffè!)

    Fantedicuori: grazie. Sì, spesso da umani imperfetti siamo anche in grado di crearceli, i nemici.

    MGiovanna: ti riferisci al Simposio di Platone, suppongo, questo è solo un delirio alcolico.

  10. “la malignità nello sguardo del mio nemico. Se le mie preoccupazioni si fossero dirette dal primo istante semplicemente ai suoi tratti invece che all’arte della guerra…” è pieno di spunti questo dialogo impossibile (perchè mai dialoghi così dovrebbero essere impossibili?) ma questo è quello che più mi colpisce, tra un po’ quasi smetto di parlare e mi limito a guardare negli occhi le persone…

  11. Perla: merito del vino

    Zop: ;o))))

    Clear: sì a volte forse ci si concentra sulle cose sbagliate

    Stranoforte: (im)possibile

    Fully: grazie, qui sto ricevendo troppi complimenti :-)

    Meister:.. almeno siamo “segni” :-)

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