Memorie dall’Organizzazione [7]

  

  UN GIOCO DA RAGAZZI

 

di Penzogi

Vai, mi hanno detto, corri più presto che puoi. Corri e vai, più veloce della luce, più veloce del tempo, più veloce della vita.
Vai, ancora una volta, vai!
Solo il tempo di prendere…una carta da gioco, un fante di denari, metterlo in tasca e via…dicono che abbia perso la confidenza con il tempo, dicono. Io, Guardiano del Tempio del Tempo, che ho viaggiato in lungo, in largo e…nel tempo. Dovevo andare, ancora una volta.
Parto, sicuro che parto, parto sicuro: i tunnel spazio-temporali (pieni di fulmini) li conosco come le tasche della mia tunica. Posso percorrerli ad occhi chiusi, anzi è meglio. Ancora una volta, oltre.
Vai, mi hanno detto, corri, vola! Mi hanno ordinato. La carta da gioco, un gioco da ragazzi. Per rimetterla…per mettere le cose a posto. Viaggio nel vuoto dove ci si può perdere, senza tempo e senza materia. Tutto è buio, nero (sorrido pensando che se fosse stato giallo li avrebbero chiamati “buchi gialli”).
Ecco, mi vedo. Vedo un bambino. Si gira come se mi avesse visto. Mi giro come se ci fosse qualcuno. Prende un mazzo di carte da terra. Sono solo, faccio un solitario, penso. Ancora una volta. Dispone le carte coperte davanti a se, poi le gira lentamente, un gioco. Gira le carte e…ne manca una. Dove sarà finita? Dov’è il fante di denari? Si domanda. Dov’è il fante di denari, mi chiedo toccando la tasca vuota. C’era prima d’iniziare a giocare. L’avrò persa durante il viaggio? No, è scivolata vicino alla porta, la raccolgo…”Cos’è quello?” chiede indicando il mazzo di carte. Torno in me. Sono tornato. “Cos’è?” chiede l’insegnante che accompagna una decina di discepoli in visita al Tempio. Mi giro verso la bacheca che stava indicando, “E’…è un mazzo di carte”. “Un mazzo di carte?” chiede quello che sembra essere il più sveglio del gruppo. “Serviva per giocare, tanto tempo fa. Un mazzo era composto da quaranta carte. Si disponevano…”. “Perché è conservato nel Tempio del Tempo?”. “Perché…” quante volte avrò risposto a questa domanda? Mille, tremila, cinquemila? “…Perché cinquemila anni fa, quel mazzo di carte, è stato il primo oggetto che ha viaggiato…”. “Perché sono trentanove, ne manca una?” M’interrompe il più grande. Manca? Metto la mano in tasca a cercare i contorni del fante di denari…c’è. C’è ancora, dopo tanto tempo. “Perché è andata persa durante il viaggio spazio-temporale e, con tutto quel buio intorno, non è mai stata trovata”.
Sorrido solo io.

Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto

 

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9 pensieri su “

  1. Le carte da gioco sono parte dell’infanzia di molti bambini DI UNA VOLTA, ora il gioco delle carte è rigorosamente ricostruito al computer, che tristezza.
    Non so per quanto tempo ancora riusciremo a vedere i vecchi giocare con le carte fuori ai circoletti, i vecchi di domani sono i bambini ipertecnologici di questi nostri anni.
    Nelle quaranta carte non c’è il jolly, lo giocherei ora per avere la possibilità di bluffare.

  2. Rin Grazie all’Organizzazione dello spazio-temporale. Perchè non un fante di cuori? Perchè non ho scelto io la carta, ed il futuro come il passato non si possono modificare. (guardandomi in tasca) Avrebbe potuto essere una biglia colorata come questa (“scozzese” la chiamavamo da piccoli), ma non avevo scelto io quale è il primo oggetto che viaggerà nel tempo. Quello che so è quanto costerà il biglietto per quel viaggio.

  3. E’ incredibile la bravura di certe menti nel costruire storie improbabili che affascinano e che si rendono probabilissime sotto forma di metafora.
    I miei complimenti sinceri Penzogi. Sei davvero molto bravo, secondo me.

    Un saluto caro alla padrona di casa :)

  4. “…Quello che so è quanto costerà il biglietto per quel viaggio….”

    Ahi! Ma allora c’è l’inghippo!
    Qui si spreme il meglio dal meglio dei talentuosi visitatori e poi si fa anche pagare!…
    Anche se non all’altezza, anche se non potrei permettermelo ( ma quanto costa?), mi spiace non trovare il tempo-e-modo di abbassare il livello dell’opera..
    ;-)

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