Memorie dall’Organizzazione [4] e [4.1]

  

 

L’ANTAGONISTA 

 di Aquatarkus


 


 

 

 

No. Non era ancora il momento. L’umanità non era ancora pronta per tutto questo.

Eppure quelli dell’Organizzazione si stavano dando da fare alacremente. L’Antagonista assisteva ammutolito al comparire repentino di quei bagliori di consapevolezza che si accendevano intorno a lui. Era l’unico a sapere che erano generati dal rozzo intervento di un Incaricato.

Ai suoi tempi l’Organizzazione era solo brillante teoria e sana pianificazione, proiettata in un lontano futuro. La nuova gestione l’aveva lasciato sconcertato; tutta quella febbre di agire, di intervenire, di aggiustare gli ingranaggi spezzati era una nuova pericolosa moda.
Gli strumenti che avevano reso cristallina la teoria ora erano diventati micidiali bisturi per modificare la realtà con cicatrici indelebili.
Così lui, che era stato uno dei fondatori dell’Organizzazione, era diventato l’Antagonista.
Aveva iniziato con lo spirito del maestro che corregge con una matita rossa lo strafalcione dello scolaro, ma alla fine aveva capito che la sua missione era recuperare quella splendida teoria, quel futuro lontano, quell’agire tramite impercettibili mutamenti della realtà.
Così  aveva seguito uno dei tanti membri dell’Organizzazione nel suo nefasto peregrinare tra le miserie umane. Aveva riconosciuto immediatamente quel rozzo, ma efficace intervento per modificare le percentuali di realtà probabile.
L’Incaricato aveva semplicemente messo un gattino davanti alla porta di quella coppia senza figli. L’Antagonista sapeva che l’affiliato all’Organizzazione in questo modo avrebbe artificiosamente ridotto a livelli accettabili il nodo di conflittualità presente nelle equazioni di quel quadrante.
Tutto ciò era riprovevole: usare una splendida teoria per risolvere una faccenda così meschina.
L’Antagonista approfittò di un assenza della coppia per inoculare la coltura di una micidiale malattia nel gattino. Sarebbe morto entro pochi giorni. Tutto sarebbe tornato come prima, con la tensione che avrebbe raggiunto il livello critico fino a esplodere tragicamente in un episodio criminale, coinvolgendo tutto il quadrante.
Le cose dovevano rimanere così, non era quello il modo di ridurre la conflittualità del quadrante.
In quel misero angolo della realtà umana che gli abitanti chiamavano Erba.

LA VARIANTE FAROLIT

 
…L’Antagonista pensava di approfittare di una  lunga assenza della coppia per inoculare la coltura di una micidiale malattia al gattino.
Ma accadde che nel farlo il pargolo felino si mosse accidentalmente e l’Antagonista s’iniettò la coltura su di sé. I due coniugi lo trovarono steso davanti al loro pianerottolo con un gattino basito accanto. Subito si aprì un’inchiesta e presto si chiuse, l’Antagonista risultò morto per una malattia sconosciuta, molto trambusto per nulla. I due coniugi adottarono il gattino e ne divennero sudditi soggiogati e sedati dalle micesche  carezze e felici per le fusa. L’Antagonista involontariamente gli aveva regalato una Pet Therapy efficace e salvifica. Era quello il modo di ridurre la conflittualità del quadrante. E ogni angolo di umana realtà chiamato mondo.
 

 

Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto
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16 pensieri su “

  1. biancac: è Aquatarkus l’autore, sia chiaro! Visita Tor (nel suo spazio), non tornerai più indietro…

    Argonauta: ma saluti così Aquatarkus, autore del post?
    Qui non ci sono belle signore, vai su Tor, c’è Podcaine!

  2. crono, grazie per gli auguri e complimenti a te. A parte l’avvistamento delle nuvole, stai organizzando qua una cosa bellissima… mannaggia che devo partire domani mattina e oggi tutto di corsa, , vedo se ce la faccio a stamparmi gli ultimi racconti (che mi sembrano molto promettenti) e leggermeli in treno.

  3. io li leggo questi racconti sia perché cronomoto è gentilissima (sì so che non li scrive lei) sia perché anche se non li ho mai fatti mi piace vedere questi esperimenti.

    Ringrazio perciò aquatarkus e la sua particolare visione dell’Organizzazione.

    ciao

  4. Noooo, mica mi piace questo finale, neanche un pò… che a rimetterci debba essere il povero gattino!
    Allora lo cambio questo finale (nella vita non si può, ma nei racconti sì) I Così disse il Comandante Farolit e digitò:

    “… L’Antagonista pensava di approfittare di una lunga assenza della coppia per inoculare la coltura di una micidiale malattia nel gattino. Ma accadde che nel farlo il pargolo felino si mosse accidentalmente e l’Antagonista s’iniettò la coltura su di sè. I due coniugi lo trovarono steso davanti al loro pianerottolo con un gattino basito accanto. Subito si aprì un’inchiesta e presto si chiuse, l’Antogonista risultò morto per una malattia sconosciuta, molto trambusto per nulla. I due coniugi adottarono il gattino e ne divvenero sudditi soggiogati e sedati dalle micesche carezze e felici per le fusa. L’Antagonista involontariamente gli aveva regalato una Pet Therapy efficace e salvifica. Era quello il modo di ridurre la conflittualità del quadrante. E ogni angolo di umana realtà chiamato mondo.”
    Morale: vai a fare del male e ti ritrovi a fare del bene. Meglio no?

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