Nel Concorso "Fantascienza in una riga", promosso da Innovari, che ringrazio per il bellissimo orologio che mi ha consentito di scegliere viaggiando nel Retrofuturo, ho ritrovato Arimanebis.
Il suo racconto di fantascienza in una riga è anche incipit e inevitabile spunto per:

GRAVITA’ UNIVERSALE?

L’acqua aderiva al soffitto. Sospettò che non fosse il suo mondo.

Si era svegliato con il rumore della pioggia, le gocce cadevano lente e pesanti come mercurio.
Richiuse gli occhi immaginando il tetto di quella casa: doveva essere di pietra e lamiera, come quello di una vecchia abitazione di montagna.
Sentiva anche il gocciolio scendere lungo una catena, probabilmente di ferro, che avrebbe aiutato l’acqua a defluire verso una cisterna, di pietra anche quella.
Si riaddormentò: il corpo sembrava chiedergli ancora riposo.
 
La seconda volta si risvegliò per l’assoluto silenzio. 
Qualcosa dentro di lui, forse un ricordo lontano, gli suggerì che l’acqua aveva aperto la strada alla neve. Ecco il perché di quel silenzio irreale. Solo qualche goccia scendeva ancora ritmicamente dalla catena.
La stanza era accogliente e calda, ma rimaneva quel particolare che non si spiegava, l’acqua aderiva al soffitto come in un quadro di Escher.  
Cercò di alzarsi, ma si rese conto solo allora che le braccia e le gambe erano legate al letto.
Frugò nella sua memoria, ma questa era come un lenzuolo bianco steso su di lui.
 
Quando riaprì gli occhi per la terza volta, fu per la forza di un sogno, una semplice mela, un’immagine definita nel nulla bianco.
Il cuore iniziò a battere più velocemente, quel sogno non poteva che essere una password che veniva dal suo passato.
Non ricordava nemmeno se aveva una famiglia, niente del lavoro e dei suoi interessi.
Quella mela non sembrava avere alcun significato in quel momento, doveva perciò essere un simbolo, una chiave che si era premunito di lasciare a sé stesso nel caso qualcosa non fosse andato come doveva.
 
Si risvegliò una quarta volta, mentre nel sogno la mela stava cadendo, lentamente, troppo lentamente.
Il sonno lo aiutava a ricordare, ma si agitava sempre di più e gli era ormai difficile riaddormentarsi.
Passarono molte ore, durante le quali maturò la certezza che quella era la casa della sua infanzia, riconosceva adesso meglio i rumori.
Gli scuri delle finestre cigolavano come le alberature di una barca, quante volte da piccolo aveva detto a sua madre: “Mamma, lo senti che siamo su una barca? Il nonno dice che viviamo in montagna, pensa che matto!”
Il sole di mezzogiorno aveva sciolto la neve e faceva dilatare la lamiera sul tetto creando degli schiocchi come se un gigante camminasse sopra di loro.

Pensò, tra sonno e veglia,  a quando andava a riposare in questa stessa stanza, sotto il piumone, con quel gatto grigio che lo vegliava come un guardiano dei sogni.
Immaginò quei due falchi, che ogni pomeriggio, quando il sole era ancora alto, volteggiavano silenziosi sulla casa, per poi scendere la valle con le ali ampie, silenziose e immobili nella loro caccia.
Ricordò quella tempesta di neve, che per tre giorni interi tenne la casa isolata dal resto del mondo. Fu in quell’occasione, aveva sette anni, che prese la solenne decisione che da grande avrebbe cercato di tenere unito il mondo. O meglio, i mondi, pensò sorridendo: l’Uomo aveva dovuto colonizzare ad altre Terre per rispondere all’espansione demografica senza controllo.
Si addormentò pensando al giorno in cui ci fu quell’eclissi totale di sole che immobilizzò e raffreddò il suo giardino, mentre l’ombra risaliva, cupa, la montagna portando freddo, silenzio e paura tra gli animali. Lui stava cercando di fermare l’eclissi con suo nonno, fotografandola con un filtro opportuno, ma l’obiettivo si fuse.
A quel punto decise che avrebbe fatto l’astronomo e si sarebbe occupato delle meccaniche celesti e dei loro equilibri.
 
La sesta volta aprì gli occhi e cercò di concentrarsi su tutto ciò che poteva avere a che fare con una mela: Guglielmo Tell, Biancaneve, Adamo ed Eva, o forse quella nota marca di computer per gli utenti più snob…
Poi ricordò i suoi progetti di bambino e il puzzle della sua memoria si ricompose in un istante.
 
Si svegliò con le lacrime agli occhi, la settima volta, pensando a quella maledetta mela di Newton.
Una sola variabile, una sola, introdotta nella legge della Gravitazione Universale, aveva rovesciato l’Universo.
L’aveva introdotta lui, ricordando quella frase di Newton: “Se ho visto oltre, è stato levandomi sulle spalle dei Giganti”, una frase apparentemente modesta, in realtà rivolta ad Hooke, notoriamente di bassa statura.
Come Newton, aveva cercato un punto di vista più alto, quasi divino, peccando in supponenza, e aveva dato vita senza saperlo a questa tragedia dei mondi.
Entrò l’infermiera nella stanza, con passo incerto nonostante le precauzioni per la gravità zero, che ora era diventata universale.
Non era la stanza della sua vecchia casa in montagna, ma la stanza di un reparto psichiatrico; gli iniettò ancora una volta un calmante.

Si riaddormentò, pensando a quando le stalattiti avevano ancora la forma delle stalattiti, i bambini potevano giocare a pallone sui campi e la gente camminava per le strade.

gravità
 

Ringrazio il “compagno di viaggio” Arimanebis per l’incipit ed Ecateo che mi ha regalato le mele provenienti dal Pianeta Zero-g…

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21 pensieri su “

  1. …fantastico. Non solo nel senso del genere ;-)
    E ti ringrazio anche perché è qualche anno che non leggo il genere e tu (coi tuoi compagni di viaggio) me lo stai regalando a gustosissime “pillole”.

    Ecco l’ultima cosa che lessi anni fa. Per certi versi richiama il tuo scritto, anche se lì si parla di ipnosi…

    Buona domenica, un abbraccio

  2. Meraviglioso (nel senso di genere) narrare questo tuo!
    Cara Lucia, proprio nell’ultimo mio post ho toccato il tema del fantastico che sconfina nella fantascienza: e oggi vengo qui e trovo attuato questo passaggio. Veramente brava.
    Ed è proprio vero, cosa resta all’ uomo di oggi se se non rifugiarsi in un mondo fantastico, quello che spesso è sospeso tra normalità e follia, dove il tessuto narrativo si presta bene per affermare “la mancanza di fede nel potere della ragione”?
    Abbracci

  3. Lo vedi Lucia?
    Se io ora leggo con piacere racconti di fantascienza la colpa è solo tua!
    Sono rimasta a dir poco affascinata da questo tuo acconto sospeso tra realtà e fantasia… tra sonno e veglia. Ed anche io , come Arimane, dico che la mancanza di stalattiti sarebbe una grave conseguenza in un mondo inquinato: sarebbe la condanna a non essere più bambini (almeno per me che abitando in montagna le statattiti di ghiaccio è uno degli spettacoli più belli ed affascinanti dell’inverno)
    Mi consenti di postarlo da me, questo racconto, la settimana prossima, Crono?
    Un abbraccio!

  4. Complimenti per il concorso di Innovari!
    E complimenti per questo racconto (“Se ho visto oltre è stato levandomi sulle spalle dei giganti” era la citazione preferita del mio professore di filosofia, tra l’altro…)

  5. *
    guardi Lei, che questa
    bischerata
    la strega di Biancaneve l’ha combinata
    che è molto
    incazzata
    perchè Lei non l’ha
    menzionata
    nelle V.I.P.A.R.I.
    (VeryImportantPersonAppleReproductionInverse)…
    ovvìa, MaremmaMaiala!

    suosid !

    *da “camera oscura” di a.morell

  6. Arimane: la foto credo sia stata scattata proprio dal protagonista prima del “rovesciamento” ;o)

    Cybilla: quel numero di Urania non l’ho letto, purtroppo. Per quanto riguarda il giusto riconoscimento al genere è interessate quanto ha scritto Elis qui: http://lismor.blogspot.com/2006/11/proposito-di-harry-potter.html#links

    Giarina: è/sono bellissimi, siamo in pieno rovesciamento cosmico :-)

    PenzoGi: :-)))))))))))
    Il sole era già stato portato via qui:
    http://cronomoto.splinder.com/post/8755364

    Elisabetta: finalmente un po’ di chiarezza sul genere fantastico!
    Il tuo post spero possa aiutare molti lettori ad avvicinarsi al “fantastico”, da non confondere con il genere fantasy di quarta categoria…
    http://lismor.blogspot.com/2006/11/proposito-di-harry-potter.html#links

    Perla: onoratissima, la fantascienza è a volte appena un passo più in là rispetto alla realtà e a quella follia che ogni tanto ci attraversa :o)

    Azazeel: grazie, anche se non pensavo che la mia “prova” si portasse dietro tutto quel trambusto….

    Madeinfranca:
    :-)))))))))))

    la V.I.P.A.R.I. !!!!!!!!!!!!!!!

  7. Bellissimo questo racconto onirico in bilico tra scienza e follia – ma complimentissimi davvero!
    L’acqua che aderisce alla forma del recipiente che la ospita. Non so ma la tua capacità ha qualcosa di simile… :)

  8. Le tue idee, il tuo modo di fare, le cose che scrivi, i problemi che stai vivendo, stanno facendo di te una persona ancora migliore, il tuo post sta regalando emozioni sincere a QUASI tutti, sottolineo quasi!
    Il fatto che tu dando spazio e collaborando con altri, può solo farti onore.

  9. zop: così arrossisco :o)

    ieri sono caduta dalla sedia leggendo nel tuo libro quel punto in cui il lettore se la prende con quell’editore…incontentabile.

    latendarossa: temo che tutto sia più prossimo alla follia
    “infermieraaaaaaaaaaaa!!!”

    Stranoforte: grazie, vedere BugsBunny che sgranocchia carote e mi fa i complimenti mi rallegra :o)

    Ago: eh, hai sopportato i miei lamenti tutta l’estate ;o)
    Le con-fusioni tra blogger penso abbiano un senso, un riconoscimento alla condivisione, vera.

    Quel brano lo sento nella testa da due settimane, la sua storia è lunga forse troverò la forza di scriverne almeno una parte.

    Bloogo: sì il contorsionismo è obbligatorio a gravità zero.
    ;o)

    Giarre: non sapevo ti piacesse la fantascienza, presto un link ad un progetto (fanta)scientifico interessante, spero che tu voglia partecipare.

  10. Molto, molto, molto bello.
    Lo avevo letto da Perla poi sono venuto qui a curiosare… adesso dovrò scorrermi il tuo blog e ho l’impressione che mi piacerà.
    Ti lascio un saluto. :)

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