Gilgal Refa’im
Gigal Refa’im [la ruota dei giganti]
Il sito si trova sulle alture del Golan. In alcune vecchie mappe militari siriane è indicato in arabo: Rujm al-Hiri, il mucchio di pietre del gatto selvatico. Ma in ebraico è identificato con il nome di Gilgal Refaim, la ruota dei giganti.
La struttura del sito, come tante altre cose, può essere meglio compresa da lontano, guardiamola dal cielo. Si tratta di un complesso megalitico di pietre di basalto, dove cerchi concentrici racchiudono un tumulo centrale. Alcuni muri radiali collegano le pareti circolari, creando un labirinto e due ingressi, uno a nord-est e uno a sud-est.
Sono queste due aperture a suggerire una possibile funzione rituale di Gilgal Refaim: intorno al 3000 a.C. i primi raggi del sole avrebbero potuto attraversare, al solstizio d’estate, l’ingresso a nord-est e le altre aperture presenti nelle pareti interne, fino a raggiungere e illuminare il centro geometrico del complesso. Così sarebbero stati celebrati le divinità Ishtar e Tammuz e con loro la fertilità e il ciclo della vita.
Ma nel secondo millennio a.C. fu costruito un grande tumulo sepolcrale al centro del complesso, che ostacolò il passaggio della luce.
Nei secoli si sarebbero alternate diverse funzioni per il sito: un centro di culto, un recinto difensivo militare, un grande complesso sepolcrale, un centro per l’osservazione astronomica, e una macchina per la misura del tempo.
Mi piace immaginare una grandissima macchina di pietra che, silenziosa, misura il tempo da più di 5000 anni, incurante di rilievi e teorie.
Ma l’enigma di Gilgal Refaim rimane irrisolto. E se la spiegazione fosse semplicemente nel nome? Se la struttura, come suggerisce qualcuno, raccontasse di Og, re del Basan, l’ultimo dei giganti?
Quale storia racconterebbero quelle pietre di basalto?
Fonte mfa.gov.il
